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Dal libro al video. L’ultima guerra rivista nei filmati di Argenta distrutta

Dal libro al video. L’ultima guerra rivista nei filmati di Argenta distrutta

Venerdì 1 aprile viene presentato il volume dedicato a 656 vittime. Poi la proiezione di “Memorie ritrovate” a cura di Dante Giordano

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FERRARA. Venerdì (1 aprile)  alle 17 alla sala Voltini del Centro culturale Cappuccini di Argenta, con la presentazione del libro “La perdita del ricordo tra sentimento e oblio. Per conservare e tramandare la memoria delle vittime della Seconda Guerra Mondiale” si concluderà la rassegna intitolata “Tra le pagine della nostra storia”. Questo libro che racconta le storie di ben 656 vittime dell’ultima guerra, degli immani sacrifici sopportati della popolazione e delle sofferenze patite. Le ricerche sono prevalentemente concentrate sui paesi di Filo, Longastrino e Alfonsine, con testimonianze e racconti sugli episodi più significativi che hanno profondamente segnato il nostro territorio. Il libro è stato patrocinato dai Comuni di Argenta e Alfonsine, oltre a beneficiare del contributo della Regione Emilia-Romagna nell’ambito del progetto “Una terra di uomini, acqua e… guerra”, a sostegno di progetti e iniziative di valorizzazione e divulgazione della memoria e della storia del ’900 nella nostra regione.

La novità

La presentazione è però anche l’occasione per la prima proiezione del dvd “Memorie ritrovate”, realizzato da Dante Giordano con la collaborazione di Egidio Checcoli (autore del volume con Andrea Benvenuti e Sergio Felletti) e il docente Carlo Magri. Il video sintetizza efficacemente la narrazione del libro, sottolineandone gli avvenimenti drammatici che hanno permeato il secolo scorso. «Il tutto è stato pensato e realizzato per uso didattico, per le scuole, perché non si perda la “memoria” di ciò che eravamo e di ciò che è accaduto in quegli anni».

Infatti, ci sono i filmati dell’inizio del ’900 con i braccianti “scarriolanti” impegnati nelle grandi opere infrastrutturali per proteggere il territorio dalle alluvioni. «Lavoravano scalzi - aggiunge Checcoli -, immersi nel fango fino alla caviglia, chi con la vanga, altri con la carriola colma di argilla, in un lavoro massacrante, per alzare argini, colmare paludi e acquitrini, per rendere produttivi i terreni bonificati. A volte partivano alla domenica, di notte, con la carriola sulle spalle, per luoghi lontani da casa e per lunghi periodi. Al ritorno non mancava chi si era ammalato. Il lavoro nelle paludi portava a questo. In quei tempi si moriva di lavoro, perché si era costretti a vivere in ambienti malsani, per la miseria e la malnutrizione. Le malattie più diffuse erano la malaria, la cachessia palustre, la pellagra, lo scorbuto e la scrofola. Erano malattie crudeli e le infezioni facevano molte vittime tra i bambini».

Immagini dure
 

In 23 minuti scorrono nel video i principali avvenimenti che hanno attraversato il paese e quelli consumati nel territorio argentano nella prima metà del secolo scorso: dal grande sciopero del 1907, dove 1.200 bambini, figli degli scioperanti, partirono dalle loro abitazioni per essere ospitati da famiglie di altri lavoratori in Emilia, Lombardia, Veneto e Marche. Poi l’evento del fascismo, la guerra e la lotta per la Liberazione. Quest’ultima parte è accompagnata con le immagini originali realizzate dai cineoperatori inglesi al seguito delle truppe alleate. Ci sono i filmati di terra dell’avanzata delle truppe alleate lungo la direttrice Anita - Longastrino - Filo – Argenta e le riprese aeree del capoluogo dopo i bombardamenti, con le struggenti immagini della devastazione subita. «È sconvolgente il raffronto tra alcune immagini del centro storico di Argenta, prima e dopo i bombardamenti», dice Checcoli.

Il libro e il dvd, con le immagini e la ricostruzione di alcuni avvenimenti, aiutano a consolidare la memoria collettiva di alcune pagine della nostra storia oltre ad accentuare l’attenzione su avvenimenti che meritavano di essere approfonditi. «Pensiamo al prezzo pagato dagli sminatori, in termini di vite umane, per mettere in sicurezza vaste zone del territorio, consentendo di accelerare la ripresa produttiva e la coltivazione dei campi. Ovunque operarono questi debellatori della morte, ritornò la vita. Oppure, la storia di Bergamini Luigia Celesta, detta “Celestina”, alla cui memoria gli è stata dedicata una via a Consandolo, il paese dove abitava: “Celestina” è stata una donna coraggiosa. Nella notte tra il 15 e il 16 luglio 1921 un gruppo numeroso di fascisti, dopo aver scorrazzato nel centro di Consandolo, si spostarono nella borgata di Trebbo. Con spranghe e “a colpi di bastone” - dice unod egli autori - ferirono diverse persone, costringendo il capolega Primo Giuseppe Roda, marito di “Celestina”, a uscire di casa sotto la minaccia di una rivoltella. La moglie e la figlia Violetta cercarono disperatamente di difenderlo, riuscendo a portarlo in casa, ma diversi fascisti riuscirono a fare irruzione per portarlo via. Allora Celestina impugnò una scure riuscendo a ferirne uno. I fascisti risposero con una scarica di proiettili, tre dei quali colpirono la donna, che poi morirà. L’assassino, scriverà il prefetto, verrà arrestato, ma poi rilasciato “per evitare grave conflitto”».

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