Il ferrarese Arnofi alla guida della Filharmonie di Firenze: «La classica per me è commozione e gioia»
Dai primi accordi alla direzione d’orchestra: il maestro racconta il suo percorso di studi e di vita sempre nel segno della musica
FERRARA. Giulio Arnofi non ha nemmeno 35 anni e non solo è già direttore d’orchestra, ma è stato anche nominato direttore artistico dell’Orchestra Filarmonica di Firenze. Incarico prestigioso per il musicista ferrarese che ha fatto della musica uno stile di vita. Arnofi si appassiona alla musica da bambino, muove i primi passi alla scuola media Boiardo dove frequenta l’indirizzo musicale e continua il percorso al liceo sociale Carducci. Parallelamente agli studi superiori frequenta il conservatorio; prima Ferrara poi Bologna e infine Milano, città in cui vive tuttora. Nonostante i traslochi e le trasferte le radici sono rimaste ben salde in pianura. In attesa di un suo concerto da queste parti lo abbiamo intervistato.
Quando nasce la passione per la musica?
«È cominciato tutto alla Boiardo, è lì che mi sono avvicinato per la prima volta ad uno strumento. Non provengo da una famiglia di musicisti; mi sono affacciato al mondo della musica per pura curiosità. Ricordo gli esercizi in vista dell’esame di ammissione all’indirizzo musicale… Alle prove attitudinali eravamo una cinquantina, c’era già chi suonava e, anche se avevo solo dieci anni, sapevo che non saremmo stati ammessi tutti. Passare la prova fu per me una sorpresa e una grande soddisfazione».
Ha iniziato con la chitarra ed è diventato direttore d’orchestra, com’è stato il suo percorso?
«Dopo essere stato ammesso nella classe di chitarra mi sono avvicinato ad altri strumenti, specialmente al pianoforte. L’interesse per la musica classica è andato aumentando, mi sono iscritto al conservatorio Frescobaldi e grazie agli insegnanti che ho incontrato lungo la strada la passione è cresciuta. Ho iniziato a studiare composizione e lettura della partitura poi a Bologna ho cominciato direzione d’orchestra, percorso terminato al conservatorio di Milano».
Ha meno di 35 anni e ha già raggiunto traguardi importanti. Quando ha capito che passione e professione avrebbero coinciso?
«Diciamo che è una convinzione che è cresciuta grazie ai riscontri positivi e sempre più numerosi che ho ricevuto durante il mio percorso. Chi mi conosce sa quanto studio e quanta dedizione ho dato, sto dando e darò alla musica. In questo la forza di volontà e le persone che ti sostengono giocano un ruolo fondamentale. Così come l’alimentare costantemente il proprio talento approfondendo e studiando con impegno e dedizione. Basti pensare che dietro a un concerto di un’ora ci sono decine, centinaia di ore di studio; ma poco importa, non c’è niente di più soddisfacente quando la tua passione diventa anche la tua professione».
Si è mai chiesto perché la musica classica?
«Il mio approccio a questo genere è avvenuto parallelamente all’inizio dello studio dello strumento. Contemporaneamente però, come ogni altro adolescente, ascoltavo il rock e il pop, poi, alle superiori, mi sono anche avvicinato al jazz e ai cantautori italiani. Però la musica classica riusciva ad incuriosirmi, ad appassionarmi, a farmi commuovere e gioire più di ogni altro genere musicale. È sicuramente un fatto caratteriale».
Caratteriale? Perché?
«Sono sempre stato un buon ascoltatore, nel senso più ampio del termine, di colui che ascolta con attenzione un discorso di un amico, l’argomentazione di un politico o un brano musicale. La classica necessita di un’attenzione, di un minimo sforzo dell’ascoltatore, se non si è disposti a farlo risulterà sempre piatta e poco interessante».
Direttore artistico dell’Orchestra Filarmonica di Firenze. È la prima volta che ricopre questo incarico?
«Sì. Ho fatto tanti progetti creati da me insieme ad altri amici musicisti in passato e durante gli studi in conservatorio ma con La Filharmonie – Orchestra Filarmonica di Firenze il registro è cambiato. È un’orchestra composta da musicisti giovani, tutti sotto i 35 anni di età, che riceve contributi dal Ministero della Cultura, dalla Regione Toscana e dagli enti locali della città di Firenze e da altri enti pubblici e privati».
Di che realtà si tratta?
«È un’istituzione strutturata che collabora con artisti di fama nazionale e internazionale, svolge concerti sinfonici, di musica da camera, opere liriche, spettacoli multidisciplinari di teatro musicale... Solo quest’anno sono oltre cinquanta gli eventi in programma. Di fatto è una start-up culturale che lavora in tutta la Regione Toscana, è una realtà in grande espansione».
Tanto è stato fatto ma tanto ancora c’è da fare. Che progetti ha per il futuro?
«In questo momento mi trovo a Firenze dove sto facendo le prove per due concerti con musiche di Haydn, Mozart e Boccherini. In cantiere ho molti progetti sia in Italia sia all’estero. La pila di partiture da studiare si fa sempre più alta, Šostakovič, Čajkovskij, Walton, Pergolesi, Bach, Donizetti, Verdi e altri ancora. Spero presto di riuscire a venire a fare un concerto anche a Ferrara, la mia città, magari proprio con La Filharmonie».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
