La Nuova Ferrara

L’intervista

Ferrara, il ghetto secondo Karen: «Con “Piazza” racconto l’umanità»

Samuele Govoni
Ferrara, il ghetto secondo Karen: «Con “Piazza” racconto l’umanità»

Chiude “E’ un classico”. La regista al Meis presenta il documentario prodotto da Moretti

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Ferrara Ultimo appuntamento con “È un classico”, rassegna cinematografica estiva organizzata nel giardino del Meis di Ferrara (via Piangipane, 81). Domani la regista Karen Di Porto, già autrice di “Maria per Roma” (Globo d’oro come miglior opera prima), presenta al pubblico l’inedito documentario “Piazza”. Prodotto da Nanni Moretti “Piazza” è un originale ritratto degli ebrei di Roma: dal ghetto e le persecuzioni alla rinascita e alle piccole e grandi rivincite. In attesa della tappa ferrarese la regista si racconta.

Come nasce “Piazza”?

«Anni fa mi sono resa conto della grande ricchezza umana e storica della Piazza romana e del privilegio che avevo nel conoscere e vivere a contatto con questo mondo. Inizialmente voleva essere un affresco sulle persone che vivono Piazza e che erano per me le più rappresentative. Poi, come può accadere con i lavori molto personali, la vita stessa ti porta addentrati in luoghi inaspettati per trovare anche nuove risposte».

Qual è stata la parte più complessa e più avvincente del percorso?

«La parte più complessa ma anche la più bella dal punto di vista creativo è stata l’elaborazione della tematica in corso di montaggio e la scoperta di informazioni e punti di vista nuovi anche per me che credevo di conoscere a fondo la realtà di cui volevo parlare».

Ci sono affinità tra il ghetto di Ferrara e Piazza?

«Gli obiettivi con i quali sono stati istituiti i ghetti sono sempre gli stessi: isolare gli ebrei. Entrambi, Roma e Ferrara, dopo la chiusura sono rimasti il centro della vita comunitaria ebraica della città, ed è in parte quello che mostro nel documentario. Il Ghetto di Roma è più grande di quello di Ferrara, basti pensare che è arrivato a contenere nel momento di massima espansione 5.000 persone. Roma vanta anche una presenza ebraica ininterrotta dal II secolo avanti Cristo fino ai nostri giorni».

L’opera è prodotta da Nanni Moretti, come vi siete conosciuti?

«Nel 2017 Nanni Moretti aveva selezionato il mio primo film nella sua rassegna di opere prime “Bimbi Belli” e in quell’occasione ci eravamo conosciuti. Mi aveva poi scelta per un piccolo ruolo nel suo film “Tre piani”. Durante le riprese gli avevo raccontato di questo progetto, al quale lavoravo già da tempo e lui lo ha trovato interessante proponendosi di produrlo. La sua presenza è stata fondamentale e una grande occasione di scambio. Trattandosi di un lavoro molto personale, la cui storia riguarda persone a me vicine e che amo profondamente, la fiducia e la lucidità creativa di Moretti mi hanno sostenuta pur lasciandomi libera».

Sta lavorando a “Il grande Boccia”, il suo secondo film. Di che cosa si tratta?

«È una commedia ambientata negli anni ’60 del secolo scorso e racconta le imprese di Tanio Boccia, regista di Peplum, i film mitologici molto popolari all’epoca, famoso per la sua capacità di arrangiarsi e portare a termine i film in qualsiasi condizione e passato alla storia come il peggior regista del cinema italiano».

L’incontro domani inizierà alle 21, il film alle 21.30. Info e prenotazioni: 342.5476621.l


 

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