La Nuova Ferrara

Doppio concerto

Vasco Brondi, Le Luci e Ferrara: «Una celebrazione tra amici»

Samuele Govoni
Vasco Brondi, Le Luci e Ferrara: «Una celebrazione tra amici»

Domani e martedì due date Sotto le Stelle «Non mi aspettavo tutto questo affetto»

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Ferrara E domani sarà di nuovo «andiamo a vedere le luci della centrale elettrica», quella frase prima pronunciata in maniera sommessa e poi gridata a squarciagola resta indelebile. Vasco Brondi domani e martedì salirà sul palco di Ferrara Sotto le Stelle (mancava da “Terra”, 2017) e accompagnerà il pubblico in un viaggio interiore a tempo di rock. Non una corsa nel passato alla ricerca di qualcosa che non c’è più, ma un affondo nel presente perché “Canzoni da spiaggia deturpata”, l’album uscito quindici anni fa e che si celebra in questo mini-tour che termina proprio a Ferrara, è ancora qui. I biglietti per la prima data sono stati bruciati in un paio di giorni, quelli per la seconda forse in tre; il cortile del Castello è sold out da mesi. Vasco torna a casa e ci racconta com’è stato questa avventura, che rapporto ha con il festival e come vive le canzoni.
 

Quando e com’è nata l’idea di riportare dal vivo “Canzoni da spiaggia deturpata”?

«Quando mi è stata proposta per la prima volta questa possibilità l’ho rifiutata subito, senza neanche pensarci. Poi, dopo un mese ero in Marocco, non avevo niente da fare e avevo una chitarra. Ho provato a suonarmi questa canzoni che non suonavo proprio da quindici anni e mi sono accorto che c’era ancora il soffio della vita dentro e mi sono detto, perché no? Poteva essere un bel momento da condividere, poche date nei club stipati in cui suonavo allora e già sognavo l’idea di concluderlo con una data a Ferrara che poi sono diventate due».
 

L’iniziativa ha avuto una grande accoglienza, se lo aspettava? Che effetto le ha fatto?

«Non me l’aspettavo così forte. Avremmo potuto fare un anno di tour ma per me è importante non ricamarci sopra, fare solo una celebrazione tra amici. È successa una cosa del genere anche quando è uscito questo disco, da una parte è stato totalmente surreale avevo 23 anni e lavoravo in un bar da quando ne avevo 17, mi sembrava di non riuscire a cambiare vita, ma dall’altra parte ero sicurissimo di quello che stavo facendo; una sicurezza cieca e assurda che mi ha fatto chiudere tutte le vie di uscita di emergenza della mia vita per potermi dedicare solo a questo».
 

Come vive questo ritorno alle origini?

«Come una possibilità di imparare qualcosa dal me stesso di vent’anni di vedere come tutto cambia e qualcosa resta uguale. Non avrei voluto farlo per tutto l’anno ma un mese intenso alle prese con queste canzoni è una cosa anche molto intima per me».
 

Una doppia data a Ferrara Sotto le Stelle, che legame ha con il festival?

«Sono molto contento di suonare a Ferrara, erano cinque anni che non ci tornavo per un concerto. A Ferrara Sotto le Stelle ho suonato la prima volta proprio nel 2008 quando questo primo disco era appena uscito. Per me è un festival che ho vissuto anche come facchino, ho scaricato i tir e allestito i palchi da ragazzino per i Radiohead, Beck, i Sigur Ros, i Kraftwerk e per un po’ di altri e ho imparato molto anche da quello. Mi bastava essere circondato da strumenti musicali e poter vedere gratis i concerti da vicino ed ero già contentissimo. È stato per me un festival formativo da tutti i punti di vista».
 

In questi anni è cambiato il rapporto con le sue canzoni?

«Le canzoni restano lo stesso meccanismo misterioso di sempre per me, non so da dove vengono. Mi interessa molto quando le canzoni sono macchine del tempo e anche dello spazio, quando ci portano in giro e diventano libri fotografici. In questo Battiato era un maestro, ha messo nelle canzoni parole, epoche, luoghi che mia erano state prima in una canzone. Ha allargato lo spazio di quei tre minuti».
 

“Canzoni da spiaggia deturpata” è un disco potente, lo è da sempre, e oggi è considerato a tutti gli effetti un album generazionale. Che ricordo ha di quel periodo?

«Per me è stato un disco unico, perché quelle di “Canzoni da spiaggia deturpata” sono in generale le prime canzoni che io abbia mai scritto nella mia vita, sono finite direttamente dentro un disco che ha avuto un grosso seguito e h trasformato in qualche modo la mia vita. Mi sono accorto che un certo super potere era l’ignoranza totale delle regole del gioco, sia di quelle tecniche che di quelle dell’ambiente musicale questo mi ha reso molto libero e cerco di ricordarmelo ogni volta che mi approccio a un nuovo disco o a un nuovo palco».
 

A proposito di concerti, lei e Giorgio Canali siete di nuovo sul palco insieme. Com’è stato ritrovarsi?

«L’apporto di Giorgio alla mia vita, e non solo alla mia musica, è inestimabile e mi ha influenzato così tanto anche prima di conoscerlo che è difficile capirne l’apporto, perché è stato proprio fondante in quello che faccio. Anche se non avessimo collaborato direttamente lo sarebbe stato. Averlo accanto sul palco infonde coraggio, vitalità e grande intensità musicale».
 

Oltre a quelli del primo disco porta sul palco anche brani più recenti, come ha costruito la scaletta?

«Li scelgo d’istinto, scelgo i pezzi quello che mi risuonano di più al momento e anche rispetto alle altre canzoni. Sarà comunque un viaggio di 15 anni, anche se tutto ruoterà attorno al primo disco principalmente».
 

Il suo modo di vivere la musica è cambiato negli anni? Ha influito lo yoga?

«Adesso la differenza principale è che c’è più consapevolezza di quello che faccio e con ogni disco per me è come togliere uno strato in più, andare sempre più nel profondo, mettere le mani il più vicino possibile al nucleo incandescente della terra e dell’esistenza».
 

Sta lavorando a qualcosa in particolare?

«Sì sto lavorando a un nuovo disco da parecchio tempo e alla mia prima colonna sonora e vediamo cosa succede. Spero che entrambe le cose escano l’anno prossimo». 

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