Porto Garibaldi, Martina e la musica: «Bello partire per tornare»
Da Porto Garibaldi alla Scozia a Musicultura, Martina: «Emozione unica» La cantautrice in gara con “Pietra”, canzone sul legame con la madre
Porto Garibaldi Manca poco alla finale di Musicultura 2023, il festival che da più di trent’anni promuove le espressioni artistiche della canzone popolare e d’autore italiana. Tra gli otto finalisti che saliranno sul palco dello Sferisterio di Macerata c’è anche Martina Alberi, in arte AMarti, di Porto Garibaldi. «Lo speravo ma non me l’aspettavo – confessa la giovane cantautrice che musicalmente si è formata anche in Scozia e che associa alla sua performance canora anche disegno, chitarra e poesia –. Sto vivendo i giorni che mi separano dalle serate finali (23 e 24 giugno, ndr) in maniera altalenante. Non sono mai stata su un palco così. È una cosa che va gestita internamente con sé stessi». Quello che ha portato Martina a vivere un tale sogno non è stato un percorso facile: «La mia terra mi ha influenzato tantissimo: ero partita a 26 anni facendo dell’altro, ma non riuscivo a trovarmi. Decisi di andare in Scozia ed è lì che ho iniziato a cantare e a scrivere, appoggiandomi a qualcun altro. Le vicende mi hanno poi riportato in Italia perché sentivo che c’era un tassello da aggiungere e da lì è iniziato un percorso interno che mi ha ricondotto a Porto Garibaldi. È stato un cammino graduale perché casa, almeno per me, è stata un po’ una contraddizione fino a quando non ho deciso di ricongiungermi. E tornando qui ho sentito la bellezza di questo posto, del mare, che potevo essere me senza dover essere qualcos’altro che ero prima e ho iniziato a riscoprirmi in un modo nuovo». Da qui Martina comincia a scrivere i propri testi in autonomia esprimendo i propri sentimenti, ciò che non la fa stare bene, ponendosi come unica regola il non avere regole o, come ammette lei stessa, cercando di dare voce e spazio «ad una verità che avevo dentro». È in questi ultimi due anni che inizia quindi a formarsi AMarti con il suo stile particolare, con quella “Pietra” che colpisce in tutti i sensi, facendo provare un turbinio di sensazioni e sentimenti. «Pensavo che questa canzone fosse nata perché mi ero invaghita di una persona che non aveva corrisposto. Invece, quando mi sono messa a scriverla, mi sono accorta che non dovevo parlare di quello bensì di mia mamma e di ciò che avevo ereditato come comportamenti e dinamiche». Un’esplorazione del proprio intimo e dei propri sentimenti che porta all’accettazione di sé guardando al proprio interno e cercando di accogliere anche quello che non piace. A livello canoro Martina segue ossessivamente Whitney Houston e uno dei sogni, oltre a quello di riuscire a vivere con la propria musica, è di poter fare del soul. «Per quanto riguarda la parte musicale vera e propria devo ringraziare i miei musicisti Federico Salluzzo, Enrico Mangherini, Marcello Bellani e Maria D’Errico, senza dimenticare i miei due cari amici Giulia e Gino e tutta Musicultura per avermi dato questa possibilità».l
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