La Nuova Ferrara

Musica

Stella, Ferrara brilla in Belgio

di Samuele Govoni
Stella, Ferrara brilla in Belgio

Il colpo di fulmine alle medie, gli studi e la carriera: ora è primo flauto all’Opera di Liegi. La giovane musicista si racconta: «Sedermi in orchestra mi ripaga di tutti i sacrifici»

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Ferrara Stella Ingrosso ha 29 anni, è musicista e vive in Belgio. Nata e cresciuta a Ferrara ha seguito la sua passione per la musica e i sacrifici che ha compiuto lungo il percorso sono stati solo uno stimolo ulteriore per andare avanti. Da un anno è primo flauto all’Opera di Liegi, un traguardo prestigioso che conferma sia il suo talento sia la sua determinazione. L’abbiamo incontrata e abbiamo ripercorso con lei questi anni di mutamenti tra formazione, lavoro e successi.

Stella, quando è nata la sua passione per la musica?

«Il colpo di fulmine è stato alla scuola media, indirizzo musicale, quando Morena Mestieri è venuta a fare una presentazione del flauto per gli studenti. Lei poi è diventata la mia prima insegnante e le sarò sempre immensamente grata per avermi fatto avvicinare alla musica».

Qual è stato il suo percorso di studi?

«Dopo il conservatorio ho studiato a Roma e a Ginevra e cominciato a lavorare all’Opera di Zurigo come accademista, poi come primo flauto in giro per i teatri d’Italia e d’Europa, tra cui l’Ensemble Resonanz dell’Elbphilharmonie di Amburgo con cui ho collaborato per tre anni».

Si è mai chiesta perché il flauto?

«Il suono del flauto per me rappresenta libertà, leggerezza e charme».

Le manca Ferrara?

«In Belgio sto molto bene ma a volte mi manca la famiglia. Di Ferrara in particolare mi manca che tutti vadano in bicicletta».

Grande passione ma anche tanti sacrifici, c’è mai stato un momento in cui ha pensato di lasciare e cambiare vita?

«Non ho mai pensato di mollare, la musica è una parte troppo importante della mia vita. Essere musicisti non è facile ma quando mi siedo in orchestra penso che sia valso fare tutti i sacrifici che ho fatto».

C’è stato un momento in cui si è detta “questa è la mia strada” o è un pensiero che ha maturato nel tempo?

«Ho sempre saputo che sarei stata una musicista ma ci sono stati momenti particolarmente emozionanti, come il primo concerto dal vivo dopo quasi due anni di pandemia e teatri vuoti. Quando alla fine della prima sinfonia di Mahler il pubblico ha iniziato ad applaudire commosso ho ritrovato il senso del fare musica».

Ha progetti futuri? E un sogno nel cassetto?

«Vorrei trovare nuovi modi per portare pubblico a teatro. La musica non dovrebbe essere un privilegio di una elite ristretta ma un diritto di tutti. La gente è spesso intimorita dalla musica classica. Vorrei in futuro poter rendere un certo tipo di repertorio comprensibile e accessibile per un pubblico più vasto».

Che cos’è per lei la musica e cosa rappresenta nella sua vita?

«La musica per me è bellezza e condivisione: il linguaggio che va oltre a ciò che le parole possono esprimere». l


 

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