La Nuova Ferrara

L’intervista

Ligabue a Ferrara col suo nuovo album: «Viaggio tra diverse geografie»

Nicolas Stochino
Ligabue a Ferrara col suo nuovo album: «Viaggio tra diverse geografie»

Venerdì il cantautore presenta “Maps” all’Arci Bolognesi

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Ferrara Venerdì dalle 21 l’Arci Bolognesi di Ferrara ospita Marco Ligabue, che presenta dal vivo “Maps – Manuale alternativo per sentire”, il suo nuovo album pubblicato lo scorso novembre. Un concerto atteso, che segna l’inizio del 2026 dal vivo dell’artista di Correggio e il ritorno a Ferrara dopo diverso tempo. Dal disco è estratto il singolo “Spacca il cielo”, in radio dal 19 dicembre. “Maps” è un lavoro diviso in due parti, tra osservazione del mondo esterno e ricerca interiore, che prende forma anche grazie a una scelta controcorrente: l’uscita iniziale in vinile. In attesa del concerto di venerdì, l’artista si racconta ai lettori de La Nuova.

“Maps” è un titolo che richiama la navigazione. Su quale rotta l’ha portata questo album?

«È stato un viaggio. Sono partito da una sfida artistica: raccontare i quattro elementi – acqua, aria, terra e fuoco – in quattro canzoni. Con “Anima in fiamme”, dedicata al fuoco, ho sentito che il meccanismo si era sbloccato. Quei quattro brani potevano diventare il lato A del disco, una sorta di geografia del mondo esterno. Da lì sono passato alla geografia interiore, al navigatore emotivo, scrivendo cinque canzoni più intime e personali».

Il disco arriva dopo cinque anni dall’ultima pubblicazione. Cosa è successo nel frattempo?

«Ci sono stati due anni di Covid e un connesso lungo periodo di disorientamento. In quel momento ho sentito il bisogno di mettermi alla prova in modo diverso e ho scritto un libro, uscito nel 2021. Dal 2022 sono tornati i concerti, che per me sono casa. Il 2025 è stato un anno molto intenso, con 109 spettacoli».

Che differenza c’è tra le due “geografie” dell’album?

«Nel lato A parto da temi più universali e che mi sono imposto: il fuoco come passione, la terra come cambiamento climatico, un’emergenza che riguarda tutti. Nel lato B invece racconto cose vissute e sensazioni che volevo riportare: “Spacca il cielo” parla della forza della condivisione, “Sempre tutto bene” gioca sulla provocazione di un ottimismo di facciata che spesso nasconde fragilità e momenti difficili».

Perché la scelta di uscire prima in vinile e poi in digitale?

«Per me un album prende davvero forma quando diventa un progetto fisico. Il vinile dà importanza al disco, lo rende un oggetto da ascoltare con calma. In digitale, a volte, sembra solo una playlist con una copertina».

Il vinile sta tornando anche tra i più giovani.

«I numeri non sono enormi, ma il segnale è bello: significa riscoprire l’ascolto lento, la qualità del suono e il bisogno di fermarsi per ascoltare con cura».

“Maps” è un acronimo, così come lo era “Luci” dieci anni fa. Le piacciono i giochi di parole?

«Sono un cantautore e in quanto tale presto molta attenzione alle parole. “Maps” è il “Manuale alternativo per sentire”, perché oggi, in un mondo pieno di tutorial, stiamo perdendo la capacità di ascoltare davvero, non solo la musica».

Il suo “manuale” musicale da giovane?

«Il cantautorato italiano per le parole, da De Gregori a Dalla, e il rock inglese e americano per la musica».

Il concerto di venerdì apre l’anno live.

«Arriva dopo qualche giorno di pausa. Sono felice di ripartire da Ferrara, dove non suono da tempo. E poi giochiamo in casa: il mio bassista (Jack Barchetta) viene da Lido degli Estensi». l

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