La Nuova Ferrara

L’intervista

Romina Power a Ferrara: «In questo libro racconto chi sono»

Nicola Vallese
Romina Power a Ferrara: «In questo libro racconto chi sono»

La cantante alle 17.30 protagonista da Libraccio con “Pensieri profondamente semplici”. «Ho studiato il buddismo. Ylenia? Il ricordo di mia figlia è in ogni cosa che io faccio»

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Ferrara Romina Power protagonista da Libraccio con “Pensieri profondamente semplici. L’abbecedario della mia vita”, edito da Rizzoli. La cantante e attrice, figura di spicco nella cultura pop italiana e internazionale degli ultimi cinquant’anni, si racconterà oggi dalle 17.30 nella libreria di piazza Trento Trieste a Ferrara. L’incontro, che sarà moderato da Maria Livia Brunelli, si aprirà con i saluti dell’assessore Matteo Fornasini. “Pensieri profondamente semplici” è un volume intimo e non convenzionale, costruito come un dizionario dell’anima, in cui Romina Power ripercorre attraverso parole-chiave una vita segnata da successi, dolori, viaggi interiori e una lunga storia d’amore con il pubblico italiano. In vista dell’incontro con il pubblico l’autrice si racconta ai lettori della Nuova.

Ha scelto di raccontare la sua storia sotto forma di abbecedario, un lemmario dell’anima più che una classica autobiografia: quando ha capito che questo era il formato giusto per restituire la complessità della sua vita?

«Era già da qualche anno che l’idea dell’abbecedario mi girava nella testa. Ma non l’ho associato a complessità o non complessità. Mi sembrava un formato interessante».

Ogni lemma è una parola-chiave che apre ricordi, emozioni, riflessioni: quali voci l’hanno sorpresa di più mentre scriveva?

«Ho notato che ogni volta che scrivevo o rileggevo il lemma dedicato al ricordo di mia suocera, Iolanda, mi commuovevo. Non importa quante volte lo leggessi. Mi ha sorpreso la profondità del nostro legame».

Nel libro convivono la Romina artista – cantante, attrice, autrice, pittrice – e la Romina più privata, di donna, madre e figlia d’arte: com’è stato tenere in equilibrio queste due dimensioni?

«In effetti, pubblicamente, quella di cantante ha oscurato un po’ tutte le altre “Romine”. Anche se il mio mestiere di cantante ha fatto sì che io potessi coltivare la pittura e la scrittura. Infatti, mi considero la mecenate di me stessa. Ma privatamente mi sono sempre ritagliata il tempo per godermi i miei figli ed i miei nipotini. Per me, da quando gestisco io la mia vita, è più il tempo che dedico alla Romina privata che a quella pubblica».

Si parla spesso della sua storia come di una “pagina di costume italiano”. Rivedendo oggi quella grande narrazione collettiva, quali sono i momenti che le sembrano più fraintesi e quali, invece, sente che il pubblico ha davvero compreso?

«Sinceramente non ho fatto molto per farmi comprendere. Per anni ho taciuto. Durante le interviste, lasciavo che parlassero gli altri. Per me, parlavano le mie canzoni di successo e ad alto volume! Ed erano quelle più facili, di immediato ascolto. Ma come artista completa, poliedrica, sono rimasta sconosciuta».

Nel presentare il libro lei stessa ha parlato di argomenti che, come un puzzle, raccontano i suoi pensieri su tanti fatti: quali temi sente più urgenti condividere oggi?

«Tutti gli argomenti fanno parte di chi sono io. Trovo che oggi sia importante ricordare che l’uomo è principalmente un essere spirituale. Siamo qui sulla Terra oggi per evolvere. La vita non è composta solo da materialismo. Attenzione a venerare falsi idoli e seguire fama o ricchezza solo per scopi superficiali. Il tempo della nostra vita è prezioso. È diventato sempre più difficile discernere ciò che è vero dalla mera illusione. La verità oggi bisogna cercarsela da soli e non cedere a narrative fantasiose create per manipolarci».

Questo libro esce in una data per lei delicatissima, legata al compleanno di Ylenia. In che modo la luce e l’assenza di sua figlia entrano tra le righe di queste pagine, anche quando non la si nomina esplicitamente?

«Forse perché il pensiero ed il ricordo di Ylenia sono in ogni cosa che io faccio. Sia consciamente che inconsciamente. Una madre non taglia mai il cordone ombelicale con i suoi figli».

Da molti anni il suo percorso è segnato da una forte ricerca spirituale, dal contatto con l’India al buddismo tibetano. Che traccia lascia questa dimensione nelle parole del libro e nel modo in cui guarda oggi al dolore, alla gioia e al cambiamento?

«Questa è una domanda che meriterebbe un volume tutto per sé. Non due righe in questa intervista. Le parole sulla spiritualità sono solo la punta di un gigantesco iceberg. Noi non possiamo controllare gli avvenimenti che accadono nelle nostre vite, ma possiamo controllare la maniera in cui reagiamo ad esse. Inoltre, studiando il buddismo, ho imparato a conoscere la legge del Karma, cioè la legge di causa ed effetto. Uno raccoglie sempre ciò che semina, sia in bene che in male. È una legge divina alla quale non si sfugge».

“Pensieri profondamente semplici” è anche un volume ricco di fotografie, quasi un album visivo della sua esistenza. Come ha scelto le immagini e che rapporto c’è, per lei, tra il ricordare con le parole e il ricordare con lo sguardo?

«L’idea di aggiungere immagini visive non è mia. Anche perché sapevo che sarebbe stata un’impresa epica scegliere solo alcune immagini tra le migliaia di fotografie scattate durante la mia vita finora. Ma devo dire, che il risultato completa di più il libro».

Ferrara non è una città casuale per questa presentazione, ma nasce da un incontro con la gallerista Maria Livia Brunelli: che tipo di affinità artistica e umana l’ha legata a lei e che cosa rappresenta per lei portare questo libro proprio qui?

«L’incontro con Maria Livia è avvenuto in maniera del tutto casuale. Siamo capitate in due tavoli vicini in un ristorante milanese ed è scattata subito una sintonia e simpatia. Soprattutto collegato al mondo dell’arte. Sono felice di approdare finalmente a Ferrara».

Se questo abbecedario dovesse avere una nuova voce dedicata ai lettori che verranno ad ascoltarla a Ferrara, quale parola sceglierebbe oggi per definire il legame che desidera costruire con loro attraverso questo libro?

«La “C” di conoscenza. Sono felice di venire a Ferrara e scoprire di persona i volti delle persone che mi seguono. Sento già di volergli bene e vorrei abbracciarli tutti, uno ad uno!».