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Spettacolo

Roberta Bruzzone ad Argenta con “Amami da morire”

Roberta Bruzzone ad Argenta con “Amami da morire”

Amori tossici e relazioni violente al centro della serata al teatro dei Fluttuanti: quando

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Argenta Cresce l’attesa per “Amami da morire”, lo spettacolo che la criminologa Roberta Bruzzone porterà mercoledì 21 gennaio alle 21 al teatro Fluttuanti di Argenta (via Pace, 1). “Amami da morire. Anatomia di una relazione tossica” è un viaggio teatrale crudo e struggente nei meandri oscuri di una relazione che si traveste da amore, ma nasconde il volto del controllo, della dipendenza e della manipolazione.

Le tematiche

Attraverso una narrazione che alterna momenti di seduzione magnetica e abissi di violenza emotiva, lo spettacolo mette in scena – come un’autopsia della mente della vittima e del carnefice – le tappe invisibili che conducono alla distruzione psicologica di chi ama troppo… e si perde inevitabilmente nel labirinto di narciso. Sullo sfondo, la figura disturbante del narcisista: affascinante, brillante, predatore. Al centro, la vittima: innamorata, devota, manipolata, lentamente svuotata e annichilita. Tra di loro, un legame tossico che si nutre di silenzi, colpa e illusione che verrà svelato, passo passo, durante lo spettacolo. Ispirato a dinamiche reali e arricchito da contenuti psicologici e criminologici, “Amami da morire” non è solo uno spettacolo: è un percorso di consapevolezza che porta lo spettatore a rispondere ad una domanda cruciale: “Se questo è amore… perché mi fa così male?”. Per info e posti: tel. 0532.800843.

Libri

Bruzzone si divide tra teatro, televisione e carta stampata. Tra le sue ultime pubblicazioni c’è “Patriarcato criminale. Le storie di Saman Abbas, Maria Chindamo e Giulia Cecchettin”, uscito per De Agostini. In questo libro Bruzzone porta lettrici e lettori a prendere coscienza degli stereotipi che, più o meno inconsciamente, scavano dentro ognuno di noi. E poi mostra nel modo più duro quanto tali stereotipi siano ancora vivi, attraverso tre storie simbolo di questi ultimi anni. Quella di Saman Abbas, uccisa dalla sua famiglia per aver deciso di sottrarsi al destino che era stato stabilito per lei. Quella di Maria Chindamo, rapita, uccisa e crudelmente fatta sparire per aver detto di no due volte: alla famiglia dell’ex marito e alla ’ndrangheta. E infine quella di Giulia Cecchettin, la cui vicenda ci sbatte in faccia nel modo più scioccante che il patriarcato è ancora vivo, e può colpire chiunque. 

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