La Nuova Ferrara

L’intervista

La cantautrice ferrarese Marta Guidoboni racconta “Undici”: «È un’evoluzione»

Nicolas Stochino
La cantautrice ferrarese Marta Guidoboni racconta “Undici”: «È un’evoluzione»

Pubblicato il 16 gennaio il secondo Ep contenente sei tracce. «La musica per me è anche terapia». L’obiettivo della giovane è quello di poter suonare il più possibile «anche a Ferrara»

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i Nicolas Stochino

Ferrara È disponibile sulle piattaforme digitali dal 16 gennaio per Oyez! “Undici”, il nuovo Ep della ferrarese Marta Guidoboni. Sei tracce nate dall’urgenza di dare forma ad aspettative, ricordi e fragilità quotidiane, trasformate in un racconto musicale intimo e diretto. In attesa dei live, la cantautrice racconta ai lettori de La Nuova la genesi del disco.

Nel disco si percepisce una matrice jazz. Che rapporto ha con questo genere?

«È un genere che emerge in maniera naturale, ma cerco di non legarmi a etichette. Avendo studiato armonia e arrangiamento jazz, mi piace giocare con settime e alterazioni tipiche del genere, più per divertimento che per seguirlo rigidamente».

Dove nasce la tensione che attraversa la sua scrittura?

«Probabilmente da un’incapacità iniziale di esprimere determinati temi. Alcune cose le scopro solo mentre provo a scrivere una canzone. Per questo la musica per me è anche terapia».

“Io rimango qui stesa per terra sul pavimento che leggo il soffitto”. È anche così che trova ispirazione?

«È più un senso di impotenza verso il mondo. Credo che la noia, il silenzio e lo stare da soli siano fondamentali per la creatività. L’ispirazione è un momento di fortuna, mentre la creatività è eterna».

“Addosso porto le magie di quando correvamo liberi per gli argini”. È un ricordo legato a Ferrara?

«Sono cresciuta vicino all’argine del Po e da piccola mi capitava spesso di varcare quella soglia. Anche esteticamente quel paesaggio è sempre stato molto magico per me».

Sono passati più di sei anni da “Domenica”. Cos’è cambiato?

«Spero di essere evoluta nella scrittura e nella sicurezza dei miei strumenti. Sono sempre stata molto insicura, mentre oggi ho più autostima e maggiore consapevolezza».

In “Sogni” racconta di volare sopra i palazzi. C’è un sogno che la farebbe sentire così leggera?

«Spero di vivere una vita serena ed equilibrata. Stare bene fisicamente e mentalmente è il mio grande augurio, soprattutto in questo periodo storico».

Possiamo leggere “Undici” come un percorso?

«Guardandolo oggi sì. Le canzoni sono state scritte in anni diversi e le ho ordinate proprio per raccontare un’evoluzione».

Cosa rappresentano le undici fermate?

«Credo siano ostacoli mentali, tappe della vita che devo superare».

Com’è stato lavorare con Rares e Novecento?

«Abbiamo registrato in casa di Tobia (Novecento, ndr), in un clima molto intimo e amichevole, quello di cui avevo bisogno».

C’è un tour in programma?

«È un grande sogno su cui sto lavorando. Mi piacerebbe portare il disco dal vivo anche a Ferrara, in realtà amiche come Arci Bolognesi e Officina Meca».

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