La Nuova Ferrara

L’intervista

Lo scrittore ferrarese Biscaro torna con due nuovi gamebook

Samuele Govoni
Lo scrittore ferrarese Biscaro torna con due nuovi gamebook

Con “Gloria sta in disparte” è in corsa per il Premio Bancarellino: «Un vero onore»

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Ferrara Non conosce soste Andrea Biscaro, scrittore ferrarese che da anni ha scelto l’isola del Giglio come sua dimora. Autore prolifico, soprattutto di romanzi e racconti per ragazzi, è tra i venti finalisti del Premio Bancarellino e ha da poco pubblicato “Quasi famosi” e “Il mistero delle tre porte”, due gamebook per Raffaello Editore. Tra le recenti pubblicazioni e l’attesa della finale (a maggio), ci siamo ritagliati un momento per parlare di narrativa, nuovi progetti e scrittura interattiva.

Partiamo dalla collana gamebook di cui è ideatore e curatore. Come nasce questo nuovo progetto?

«Nasce da un grande amore per le storie e per i giochi. Negli anni ’90, da ragazzino, ero letteralmente dipendente dai Libri Game, dalla saga di “Lupo Solitario” e “I guerrieri della strada” sopra tutti, dell’inarrivabile Joe Dever. Mi ricordo precisamente la prima storia a bivi che lessi da bambino, su Topolino. Mi pare si chiamasse “Paperino va in vacanza”, ed era disegnata da Giorgio Cavazzano. Una folgorazione! Il gioco delle possibilità reso concreto in una storia. Tanti finali e tanti percorsi di vita. Era il primissimo tentativo, quello. Poi sono arrivati i libri game. E oggi, eccomi qua, con i miei libri game».

I primi due volumi affondano le radici nella musica e nella fantascienza. Cosa significa scrivere un gamebook e a chi si rivolge?

«Significa immaginare più storie nella storia. Significa inventare piccoli giochi ed enigmi per rendere la lettura più creativa, interattiva. Significa educare alla lettura non lineare, potendo saltare di paragrafo in paragrafo, di pagina in pagina. Tutto questo, senza perdere di vista la qualità della narrazione. Si tratta comunque di romanzi, con un valore letterario. Mi rivolgo perlopiù ai ragazzi (dai 9-10 anni in su), ma si tratta di avventure e giochi che vanno benissimo anche per gli adulti».

Ci parla un po’ di queste prime due uscite?

«In “Quasi famosa” sei Elettra, hai sedici anni e suoni il basso elettrico. Hai una band, Elettra e i Cosi, di cui sei leader. I membri del gruppo (Viola alla chitarra, Marco alla batteria e Vic alle tastiere) sono i tuoi amici del cuore. Con loro condividi l’amore per la musica. La sala-prove è la vostra seconda casa. Sai di avere talento. E hai un desiderio immenso: diventare una rockstar!».

E l’altra?

«In “Il mistero delle tre porte” sei Enea, hai quindici anni e per la prima volta passerai l’estate senza i tuoi soliti amici. Però conosci Alberto, il figlio di Gianni, il pescatore. Alberto ha la tua età e in paese si dice che sia un po’ matto. In effetti lo sembra, soprattutto quando ti racconta una storia assurda riguardo ad una grotta, una stanza misteriosa e dei codici…Tu potresti aiutarlo».

Dice gamebook e dice anni Ottanta e Novanta, cos’è cambiato, dopo 30-40 anni, e quali sono oggi le sfide di queste opere narrative?

«In fondo non è cambiato molto. Si trattava di libri gioco, sì, ma come dicevo prima, sempre con un alto valore letterario. Si può fare buona letteratura anche giocando. Anzi, soprattutto giocando. La dimensione del gioco, della sfida, delle possibilità, degli enigmi, dell’avventura, possono aiutare a trovare una nuova identità alla forma-libro, ormai sempre più autoreferenzionale. I giovani e i giovanissimi hanno bisogno di scoprire l’importanza della lettura. Credo che i libri game siano un mezzo fantastico».

La parte più complessa e quella più divertente del processo creativo?

«Non importa quante porte apri, l’importante è che alla fine siano tutte chiuse. Ecco, questo assunto è la base di ogni processo creativo, della stesura di un romanzo, ad esempio. Per i Libri Game questo concetto moltiplicalo per cento! La vera complessità è proprio questa: saper districarsi tra le tante strade aperte, e riuscire a chiuderle tutte con un senso logico. La parte più divertente è che puoi far morire il tuo protagonista, se sceglie malauguratamente il bivio sbagliato! Un po’ come nei videogiochi. Anche qui c’è il Game Over».

Veniamo al Premio Bancarellino, è tra i venti finalisti con “Gloria sta in disparte”, che effetto fa?

«Un bellissimo effetto! Un grande onore, davvero. E una vera emozione sapere che oltre 10.000 ragazzi di tutta Italia leggeranno la mia Gloria e lo valuteranno».

In questo libro per ragazzi affronta il delicato tema degli Hikikomori, fenomeno solo in apparenza?

«Hikikomori è un termine giapponese che significa “stare in disparte”. Viene utilizzato per indicare chi decide di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi, a volte anni. A volte, per sempre. Rinchiusi nella propria abitazione, gli Hikikomori evitano qualsiasi tipo di contatto diretto col mondo esterno, spesso anche con i familiari. Alla base di questa condizione c’è un disagio adattivo sociale. I giovani, attanagliati da una forte ansia, faticano a relazionarsi coi coetanei».

Di che numeri parliamo?

«Lo scorso anno, ben 543mila giovani hanno lasciato la scuola dopo la licenza media. Sta crescendo il numero di richieste di presa in carico da parte dei servizi di neuropsichiatria infantile per problemi psicologici di adolescenti. Sono circa 120mila i bambini e ragazzi “ritirati sociali” in Italia».

Il suo romanzo che storia racconta?

«È la storia di Gloria: ha quattordici anni e da mesi ha deciso di non uscire più dalla sua stanza. Si fa chiamare Glo, e il suo mondo si riduce alle pareti della camera, ai suoi disegni e agli amici virtuali. Gloria è una Hikikomori, una ragazza che sceglie l’isolamento come unica forma di protezione dal mondo esterno. Ma dietro quella porta chiusa c’è un’anima sensibile, piena di talento e desiderio di essere compresa. L’incontro con Manuel, un vicino di casa con la passione per i manga, sarà l’inizio di una complessa rinascita. Tra chat, disegni e piccoli gesti di coraggio, Gloria sta in disparte racconta una storia autentica e intensa sul disagio giovanile, la solitudine e la forza dell’amicizia».

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