La Nuova Ferrara

Sul palco

Con Ciacci a Comacchio risate garantite: «Amo il rovesciamento comico»

Nicola Vallese
Con Ciacci a Comacchio risate garantite: «Amo il rovesciamento comico»

Domani alle 21 Il protagonista a Palazzo Bellini con “Fricassea”

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Comacchio Nuovo appuntamento con il teatro a Comacchio. Domani alle 21 la sala polivalente di Palazzo Bellini (via Agatopisto) ospiterà Alessandro Ciacci, in scena con “Fricassea”: one man show scritto, diretto e interpretato da lui stesso. Dopo il cast di “Lol 5” e la tv accanto a Piero Chiambretti, Ciacci torna sul palco con uno spettacolo che gioca sul rovesciamento tra cultura alta e quotidiano e che rivendica, nell’epoca di algoritmi e intelligenza artificiale, la centralità della parola detta dal vivo e dell’attenzione del pubblico.

Come mai questo titolo?

«Il titolo è un piccolo manifesto: serviamo una fricassea artistica e comica. Il filo conduttore, in un certo senso, è che non c’è un senso logico tra gli sketch: si susseguono e sono il più possibile diversi, proprio per rendere omaggio alla fricassea gastronomica».

Cosa vedrà il pubblico?

«Un guazzabuglio di spunti comici, come una montagna russa. Senza preavviso ti ritrovi catapultato in un mondo comico che dura pochi minuti, poi cambia ancora: prima e dopo non è mai lo stesso pianeta».

Nel materiale di presentazione si parla di piroette fra alto e basso: Shakespeare al call center, Freud e l’Ai…

«È la mia cifra: amo il rovesciamento comico. Prendere cose basse e dozzinali e trattarle come vette del pensiero e viceversa: la cultura alta come se fosse una cosa “da discount”. Ci sono sketch con Shakespeare operatore di call center e Freud alle prese con l’intelligenza artificiale: ce n’è per tutti i gusti».

E Socrate a mano armata?

«Sì, lo vedremo in una veste amena, con un mitragliatore. È anche un lavoro sull’immaginario: questo spettacolo paga la mia formazione sulla grande comicità anglosassone, tipo i Monty Python, dove in un salotto borghese irrompe l’Inquisizione spagnola. Qui c’è una rapina in banca… con Socrate armato.

Il suo stile viene definito virtuosismo linguistico ed energia debordante: quanto lavoro c’è dietro uno sketch?

«Mi verrebbe da dire che ci ho messo 36 anni a costruirlo e dietro ogni sketch ci sono 36 anni: è un lavoro infinito. Io non mi sono formato “da comico” in senso tradizionale: venivo da scrittura narrativa e drammaturgica e dal teatro di prosa. Quella tecnica e quella visione le porto sul palco e questo ha creato un’originalità rispetto al linguaggio comico tradizionale».

Nello spettacolo c’è molta complicità col pubblico: cosa improvvisa?

«Da virtuoso del testo non uscivo di una virgola, ma poi arriva l’automatismo che diventa un nemico. Allora ho lasciato maglie larghe di improvvisazione: non la classica “come ti chiami, che lavoro fai”, ma mi faccio dare spunti e ci costruisco subito un monologo. Neanche io so dove andrà: la scrittura diventa collettiva e spesso sono i momenti più divertenti perché irripetibili».

Ha definito “Fricassea” un atto di resistenza creativa nell’era di social e algoritmi: perché?

«Non voglio negare il progresso, ma sui social la comunicazione si è ridotta a pochi secondi, spesso senza contenuto e senza testo e la soglia d’attenzione si abbassa. Se l’algoritmo premia brevità e semplicità, si gioca al ribasso. Portare uno spettacolo di un’ora e mezza e chiedere uno sforzo attivo è l’opposto: io rilancio, anche con una struttura lessicale più complessa, con ore e ore di scrittura e rifinitura, chiedendo al pubblico di seguirmi dall’inizio alla fine».

Uno slogan per invitare gli spettatori a Comacchio?

«Dentro ci sono talmente tanti ingredienti che possono essere gustati da tutti i palati: sono certo che ognuno troverà l’ingrediente che lo sazierà comicamente». 

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