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Da Argenta a Bari nel nome del cinema: Sara Schiavone al festival con “27”

Giorgio Carnaroli
Da Argenta a Bari nel nome del cinema: Sara Schiavone al festival con “27”

La regista dal 21 al 28 marzo sarà in gara al festival col suo cortometraggio. Un’opera che parla di due sorelle nella Roma bombardata della Seconda Guerra Mondiale

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Argenta «Ho scritto il film con l’intenzione di condividere i ricordi di due donne forti e indipendenti, ma profondamente legate alle scelte politiche del loro paese». Ad anticiparcelo è lei, Sara Schiavone, 30 anni, la regista argentana, che dal 21 al 28 marzo sarà al Bif&st – International Film& TV Festival (sezione “Sarò Breve”) di Bari. Una vetrina di prestigio vista anche l’annunciata presenza di Paola Cortellesi, Elio Germano, Pupi Avati e Giuseppe Tornatore.

Ventisette: ritratto di sorella”, documentario storico-biografico, è scritto e diretto dalla regista Sara Schiavone e verrà presentato in anteprima nazionale al prestigioso Festival di Bari.

27” è un ritratto intimo e poetico che esplora il legame tra due anziane sorelle, Maria (93) e Lucia (101), attraverso frammenti di memoria e osservazione del presente. La più piccola visse lontana dalla sua famiglia in un collegio per orfanelle del Vaticano, ma non patì la fame e la miseria cui era costretta la maggiore, vicina ai suoi cari ma sotto le macerie e la distruzione causata dalla guerra.

Un’opera che indaga il tempo, l’appartenenza e la costruzione dell’identità femminile nella Roma bombardata della Seconda guerra mondiale. La selezione rappresenta un traguardo straordinario. Il film porta nel cuore di Bari una storia ambientata a Roma, filtrata dallo sguardo di un’autrice orgogliosamente legata al suo territorio nella pianura ferrarese. Questo intreccio geografico si riflette nell’anima stessa dell’opera, realizzata da una troupe di giovanissimi professionisti provenienti da ogni parte d’Italia, da Nord a Sud. La forza di “27” risiede in questa dimensione collettiva, che ha trasformato un racconto intimo in un ponte culturale tra territori diversi, trovando nel festival la vetrina ideale per le nuove voci del documentario contemporaneo. Al centro dell’opera, della durata di 20 minuti, vi è un racconto di guerra e povertà. Le voci delle due donne diventano uno specchio in cui si riflettono le esperienze della storia recente. Quella delle due protagoniste è una testimonianza necessaria, un atto di resistenza che ci costringe a non distogliere lo sguardo dalle conseguenze umane della storia. «Ho scelto di intitolare il film “27” perché 27 è il numero che fu assegnato a mia nonna Maria durante la sua permanenza in collegio – afferma la regista argentana –, ma è anche il numero che ritorna in modo insistente nella vita di mia sorella minore. Lo stile del film? Beh, predilige un approccio poetico ed evocativo, per restituire allo spettatore la verità emotiva delle protagoniste, a cui dedico il film».

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