La Nuova Ferrara

L’intervista

Massironi protagonista a Ostellato: «L’energia del pubblico è bellissima»

Nicola Vallese
Massironi protagonista a Ostellato: «L’energia del pubblico è bellissima»

“Ma che razza di Otello?” domenica 12 aprile alle 21 chiude la stagione al teatro Barattoni

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Ostellato Sarà Marina Massironi a chiudere oggi alle 21 la stagione teatrale del Barattoni di Ostellato (via Garibaldi). L’attrice porterà in sccena “Ma che razza di Otello?”, uno spettacolo che trasforma la tragedia shakespeariana e il melodramma verdiano in un racconto brillante, musicale e pieno di spunti d’attualità. Scritto da Lia Celi e diretto da Massimo Navone, lo spettacolo intreccia parole e arpa dal vivo, con Monica Micheli, per rileggere la storia di Otello, Iago e Desdemona con ironia sottile, leggerezza e una riflessione ancora molto attuale su gelosia, manipolazione e razzismo.

Come nasce l’idea di raccontare l’Otello di Shakespeare e di Verdi in questa chiave ironica e contemporanea?

«L’idea è nata dalla musica. All’inizio lo facevo con tre musicisti che volevano far conoscere le musiche dell’Otello verdiano, che non ha arie così celebri e riconoscibili. Poi abbiamo capito che raccontare questa storia in modo tradizionale non ci bastava, così abbiamo affidato il testo a Lia Celi, che ha inserito aneddoti storici, contaminazioni con l’attualità e una chiave brillante e ironica».

Nel titolo c’è già una dichiarazione di poetica: quanto conta la leggerezza in uno spettacolo che affronta temi così seri?

«L’Otello è pieno di temi seri. Quando si parla di gelosia, razzismo e manipolazione, si entra inevitabilmente nel dramma. Ma volevamo farlo senza parodiare il testo, senza ridurlo a una burla. Si ride, certo, ma si dà anche il giusto peso ai suoi contenuti».

Che ruolo ha la musica nello spettacolo?

«Monica Micheli ha riarrangiato con l’arpa le musiche verdiane, un lavoro immane. Le usa in sottofondo, in alcuni passaggi quasi senza dichiararle, ma la sua presenza mantiene sempre viva la dimensione dell’Otello di Verdi. Con lei c’è stato subito un dialogo teatrale, anche perché ha saputo introdurre incursioni nell’attualità che fanno sorridere e funzionano benissimo».

È stato complicato trovare l’equilibrio tra comicità, dramma e riflessione?

«È stato un lavoro lungo, in continua evoluzione. L’attualità cambia, si aggiorna e anche il tono va continuamente ricalibrato. Ci abbiamo messo un po’ a trovare la misura giusta, quella che facesse pensare e sorridere insieme. Le reazioni del pubblico ci confermano che il risultato funziona: è uno spettacolo che deve divertire, ma anche commuovere e far riflettere».

Dal palco “sente” gli spettatori in sala?

«Ogni sera è diversa ma sì, li sento sempre. L’energia che arriva dalla platea è bellissima. È uno scambio continuo, e ti restituisce tantissimo».

Dopo una carriera tra teatro, cabaret, cinema e doppiaggio, cosa rappresenta oggi per lei il palco?

«Un attore ama tutti i linguaggi, se il personaggio lo affascina e se i compagni di lavoro sono quelli giusti. Per me il teatro ha un valore emotivo speciale: è il luogo in cui mi sono innamorata davvero di questo lavoro. Stare dal vivo davanti al pubblico resta un privilegio enorme. Ti permette di superare anche le tue difficoltà e di giocare con le emozioni». Info: tel. 349.0807587.l