“Voci estinte cantano”, Enrico Scavo riporta in vita la Ferrara musicale
Otto racconti ambientati tra Quattrocento e Novecento: la presentazione il 23 settembre all’Ariostea
Ferrara «Nella nebbia della Ferrara notturna, tra le vie silenziose del centro storico, una studiosa si imbatte in un'apparizione: uno spirito si offre di guidarla tra le anime di coloro che un tempo cantarono. All'alba tutto svanisce, ma non il desiderio di custodire quelle voci. Perché ciò che ha ascoltato non venga dimenticato, la donna ne trascrive le storie». Enrico Scavo introduce così il suo volume “Voci estinte cantano” uscito per Officina Libraria, che verrà presentato il 23 settembre alle 17 nella Biblioteca Comunale Ariostea, dove l’autore dialogherà con Marialucia Menegatti, FerrariaeDecus, e Angela Siciliano, Università degli Studi di Parma.
Il libro
Otto racconti ambientati tra Quattrocento e Novecento, dedicati a compositori, musicisti, monache, donne e uomini che nella musica hanno trovato una vocazione assoluta, talvolta una salvezza, talvolta una condanna. Enrico Scavo è dottore di ricerca in Musicologia e Storia della Musica presso l'Università di Ferrara e docente a contratto di Pedagogia musicale presso il Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell'Università di Pavia, nella sede di Cremona. I suoi studi sono dedicati principalmente alla storia della musica nella Ferrara rinascimentale e barocca. Muovendosi tra rigore storico e invenzione narrativa, il libro restituisce un intenso affresco della Ferrara musicale che per secoli fu uno dei principali centri europei della cultura e dell'arte dei suoni. Attraverso le vicende dei suoi protagonisti, il volume invita il lettore a riscoprire un patrimonio di storie, luoghi e memorie che continua a risuonare nel presente, restituendo voce a figure che il tempo sembrava aver consegnato all'oblio. Con una particolarità: lo stile linguistico cerca di richiamare di volta in volta la lingua del tempo in cui si svolgono i racconti.
«Questi racconti – spiega l’autore - sono nati tra gli scaffali di archivi e biblioteche durante le mie ricerche accademiche su alcune vicende musicali ferraresi. Tra i documenti ho avuto l’opportunità di incontrare le tracce dell’esistenza quotidiana di donne e uomini che hanno dedicato la loro vita alla musica. Non potendo ricostruirne le autentiche vicende interiori, e sospinto dal desiderio di dare calore umano alle loro voci, ho fatto ricorso all’immaginazione. Da qui l’idea di realizzare la prima raccolta di racconti musicali dedicati a Ferrara: un modo per ridestare quelle “voci estinte” che con la loro arte hanno animato la nostra città nel corso dei secoli».
I personaggi
«Alcuni sono realmente esistiti: Tarquinia Molza, tra le grandi protagoniste della corte di Alfonso II d’Este; il Siface, famosissimo cantante barocco, assassinato dopo un’esibizione a Ferrara per questioni amorose; Paolo Antonio Bassani, che nel Settecento fu maestro della cappella del duomo e di quella dell’Accademia della Morte. Altri personaggi sono liberamente ispirati a figure minori o oggi poco note: un direttore di banda attivo a Bondeno nell’Ottocento; un compositore israelita ferrarese tormentato dalle contraddizioni che segnarono la città nella prima metà del Novecento. Vi sono infine i personaggi frutto di immaginazione. Per loro ho cercato di attenermi a criteri di verosimiglianza storica prendendo spunto da labili tracce: un’epigrafe, alcune righe di una lettera, un volto impresso su una tela. Devo naturalmente riconoscere che in tutti i personaggi è presente una traccia di me, delle mie esperienze culturali e umane. Protagonista trasversale di tutti i racconti è la città: le sue sterminate prospettive, i palazzi, le chiese e il suo patrimonio artistico». Non propriamente, dunque, un volume di saggi storici, ma frutto della creatività, alimentato dallo studio e della passione per la storia musicale di Ferrara, dove però nessun racconto è dedicato ai giorni nostri.
«Forse perché credo di più nella lezione del passato e nelle parole delle “voci estinte”. Ma queste, in fin dei conti, parlandoci attraverso il tempo, che altro fanno se non aiutarci a comprendere il presente?».
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