La Nuova Ferrara

L’anniversario

Dylan Dog, Baraldi: «Grazie a lui ho imparato ad affrontare le mie paure»

Samuele Govoni
Dylan Dog, Baraldi: «Grazie a lui ho imparato ad affrontare le mie paure»

L’autrice e curatrice del fumetto si racconta: «L’ho scoperto da bambina a Cattolica, è stato amore a prima lettura»

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Modena Dylan Dog le ha insegnato a guardare negli occhi l’orrore, a sfidare e a vincere le paure che per tanto tempo l’hanno attanagliata. «Dylan Dog mi ha salvato, è così». A parlare è Barbara Baraldi, scrittrice, autrice di Dylan Dog e curatrice del celebre fumetto che lo scorso 26 settembre ha festeggiato i suoi primi quarant’anni. L’Old Boy nato dalla fantasia (e dagli incubi) di Tiziano Sclavi a metà anni Ottanta – il primo numero, “L’alba dei morti viventi”, uscì proprio il 26 settembre 1986 – continua a entusiasmare migliaia di appassionati che cercano nelle sue avventure non solo il brivido, ma anche un po’ di coraggio, comprensione ed empatia. «Ero a Cattolica con mia mamma e mio fratello e un giorno, passando davanti a un’edicola, ci siamo imbattuti in una scatola piena di fumetti. Le copertine di Dylan Dog ci colpirono subito. Comprammo un fumetto a testa: fu amore a prima lettura. Alla sera tornammo all’edicola per recuperare altre storie dal cestone». Comincia così la passione di Baraldi per l’Indagatore dell’Incubo.

«Dentro a Dylan Dog ho trovato tantissimo, non solo rimandi al cinema e alla musica che amavo, ma anche una sensibilità che non avevo mai riscontrato in nessun altro fumetto. Dylan – racconta Baraldi – è un eroe senza esserlo, un antieroe sensibile e umano, con le sue fragilità e le sue paure. Una figura che non esisteva prima e che non solo mi ha tenuto compagnia, ma che mi ha anche molto aiutata». Gli anni della scuola non sono facili per Barbara. Soffre di fobia sociale, sta sulle sue, fatica a coltivare relazioni e trova nella lettura un’alleata potentissima. «Grazie ai romanzi e ai fumetti ho vissuto e viaggiato tantissimo pur stando nella mia cameretta. In Dylan Dog, che ha mille fobie ma che non ha paura di guardare negli occhi la paura, ho trovato il mio personaggio». Col fratello colleziona tutti i numeri, poi si trasferisce, i fumetti accumulati restano a casa e ricomincia da capo. Oggi sente di avere ancora un debito di riconoscenza nei confronti dell’Old Boy. «Per me scrivere storie di Dylan è un modo per dirgli grazie. Grazie per avermi fatto sentire meno sola e stramba, grazie per avermi insegnato a guardare negli occhi la paura. I primi soggetti che proposi vennero scartati, troppo razionali, e così capii che dentro alle storie dovevo mettere un pezzo di me. Non è facile, è un atto di generosità e consapevolezza, ma penso che sia questo a fare la differenza». Se Dylan le ha insegnato a guardare negli occhi la paura, la scrittura l’ha guarita.

«La timidezza cronica e la fobia sociale che mi facevano sentire diversa e mi costringevano ai margini, nella scrittura sono diventate i miei super poteri. Ho imparato a osservare tutto, a raccontare, e dalla voce dei miei personaggi usciva la mia. Sono molto grata per questo, non avrei potuto fare altro». Secondo Baraldi il giallo è il nuovo romanzo sociale e leggere Dylan con la giusta predisposizione è come sottoporsi a una seduta psicanalitica: alla fine dell’albo si percepisce una sorta di liberazione. «Penso che per i lettori Dylan, più che un fumetto, sia un amico, un fratello, una persona con cui si condivide un percorso. In queste settimane ho ricevuto tanti messaggi dai “Dylaniati”, alcuni commoventi. Questo lavoro dà grandi soddisfazioni, ma anche grandi responsabilità. È per questo che ci metto tutta me stessa». È anche autrice di “Jenny”, il numero ispirato – così come “Albachiara” e “Sally” – alla celebre canzone di Vasco Rossi. «Dylan affronta gli incubi e la depressione è un incubo enorme. Ho scritto la storia e a Vasco è piaciuta, è stato un regalo grandissimo». Dopo quel primo incontro è arrivata la biografia a fumetti del Kom. Il primo volume, “La rabbia giovane”, è uscito a primavera; il secondo uscirà in occasione del Lucca Comics, e il terzo e ultimo a primavera 2027. Il 27 ottobre, per Giunti, uscirà “La stanza dei tarocchi”, il suo nuovo romanzo.

«Scrivere fumetti e libri è diverso da un punto di vista pratico, ma non, almeno per me, da un punto di vista emotivo. Do alla storia tutto quello che ho». Poi conclude: «Tornando a Dylan Dog… In questi mesi abbiamo lavorato tanto e tanti progetti sono in cantiere, spero che il nostro affetto arrivi a Sclavi. La mia storia preferita? “Memorie dall’invisibile”, è come una sorta di amuleto. Una volta all’anno la rileggo e puntualmente scoppio in lacrime. È potentissima». 

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