La Nuova Ferrara

La storia

Caselli, da Copparo al grande cinema: «Che soddisfazione con Salvatores»

Nicola Vallese
Caselli, da Copparo al grande cinema: «Che soddisfazione con Salvatores»

Per l’elettricista una carriera da film tra Marcorè e Guadagnino

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Copparo Ci sono mestieri del cinema che il pubblico in sala non vede mai, ma senza i quali la magia del grande schermo semplicemente non esisterebbe. Mestieri fatti di perizia millimetrica, sensibilità visiva e una continua corsa contro le lancette che, nella settima arte, coincidono sempre con grandi esborsi economici. Lo sa bene Filippo Caselli, 53 anni, professionista dell’illuminazione cinematografica nato a Copparo, cresciuto a Ferrara e oggi residente a Trieste dove lavora nei set delle più importanti produzioni nazionali e internazionali.

Passione

Caselli è una figura chiave dei set moderni: elettricista “consolista”, mestiere che oggi si è evoluto visto che le vecchie gelatine e i fari a incandescenza hanno lasciato il passo a sofisticate tecnologie led e wireless. Attraverso un tablet e sapienti tocchi si vanno a regolare intensità, sfumature cromatiche e atmosfere di ogni singola scena, dialogando a stretto contatto con il direttore della fotografia. Il destino con Filippo aveva iniziato a tessere la sua trama cinematografica molti anni fa, quasi per caso: «Avevo una ventina d’anni ed ero alla rotonda di Lido Nazioni con un amico — ricorda Caselli — quando è arrivato un signore della produzione che cercava comparse per “Bambola”, il film di Bigas Luna girato a Comacchio con Valeria Marini. Ci davano centomila lire al giorno per fare la comparsa: per noi ragazzi quell’estate fu una manna! C’è ancora una scena in cui mi si vede camminare proprio dietro la Marini». Fu il primo approccio con una troupe romana: «Il vero spettacolo accade dietro la macchina da presa: sembra la serie “Boris”, è tutto vero, con lo stagista che corre e le gerarchie ferree della troupe». La passione per la tecnica si trasforma presto in professione a Ferrara tra la fine degli anni ’90 e i primi 2000 con un service locale. «È stata una gavetta bellissima in cui ho imparato le basi di tutto, perché in un service fai audio, video e luci per qualsiasi evento».

Teatro e cinema

Da lì la scelta di concentrarsi sull’illuminazione teatrale, prima con una compagnia veneta in tournée europea e poi alla Biennale di Venezia, dove rimane quindici anni curando il disegno luci di spettacoli premiati col Leone d’Oro, come quello su testo di Tiziano Scarpa e dedicandosi anche all’illuminazione d’arte. A Trieste conosce la costumista che diventerà sua moglie e, dopo la nascita della figlia nel 2014, decide di ridurre le lunghe trasferte e rimettersi in gioco affacciandosi al cinema: «Col teatro la luce la fai guardando con gli occhi, mentre nel cinema passa attraverso una macchina da presa e un monitor. È una sfida diversa che mi ha spinto a imparare di nuovo». Dal 2018 inanella titoli di primissimo piano, da “Mission: Impossible” a Venezia all’ultimo film di Luca Guadagnino. Tra le esperienze più belle cita quella con Neri Marcorè alla regia: «Una persona squisita, meravigliosa. Ha voluto con sé la stessa squadra tecnica: quando si crea affiatamento con un regista o un direttore della fotografia, continuano a chiamarti» e quella con Matteo Oleotto per cui prova grandissima stima: «È sempre un piacere lavorare con lui». In queste settimane è invece sul set triestino con Gabriele Salvatores, con cui ha realizzato una suggestiva transizione luminosa con Toni Servillo: «Abbiamo realizzato in una soffitta un time-lapse dell’alba e del tramonto passando da 3.000 a 6.000 Kelvin attraverso un oblò. Uno dei momenti più emozionanti? Quando Salvatores è venuto a stringermi la mano ringraziandomi per il lavoro: una soddisfazione enorme».

Nonostante Trieste gli regali il mare, il legame con la sua terra natia resta intatto: «Ferrara mi manca sempre — confida Filippo — Ci torno appena posso e passeggiare per il centro a piedi o in bici, anche con la nebbia, ha un fascino unico. Poi nel freezer a Trieste ho sempre la scorta di cappellacci di zucca per curare la nostalgia mia e di mia figlia». E sul cinema a Ferrara aggiunge: «Spero si crei un movimento importante in città, perché i nostri luoghi offrono scorci straordinari. Se mi chiamassero per lavorare ad un film a Ferrara, per me sarebbe solo un grandissimo piacere». 


 

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