Vasco a Ferrara, il Gallo e quel giro di basso di “Siamo solo noi”
Claudio Golinelli, storico bassista del Blasco, racconta il suo primo incontro con il rocker di Zocca e il percorso fatto insieme
Ferrara Claudio Golinelli, per tutti “Il Gallo”, è una delle figure più carismatiche e riconoscibili del rock italiano: storico bassista di Vasco Rossi, ha accompagnato il “Blasco” per decenni, incarnando lo spirito libero e viscerale del rock vissuto “sulla pelle”.
Nato a Imola nel 1950, Golinelli ha attraversato mezzo secolo di musica, calcando i palchi più importanti d’Italia e lasciando un segno indelebile con il suo stile diretto e potente, un suono che è ormai parte integrante dell’immaginario sonoro di generazioni di fan.
Prima di diventare colonna portante della band di Vasco, “Il Gallo” aveva già fatto parlare di sé al fianco di Gianna Nannini, altro simbolo irriducibile della musica italiana. È proprio da lì che nasce, quasi per caso, l’incontro che avrebbe cambiato per sempre la sua carriera.
Partiamo proprio dal passato. Claudio, qual è stato il primo incontro con Vasco?
«Beh, io suonavo con Gianna Nannini e facevo un assolo di basso in una maniera un po’ strana. Vasco venne a sentirmi, io non lo conoscevo ancora. Il giorno dopo mi chiamano, mi dicono di andare in studio. Vasco aveva già fatto Albachiara. Mi dice: “Senti... quella cosa che fai, me la metti qua, in questo pezzo che ha le stesse corde. Si chiama Siamo solo noi. E lì è nato tutto. Quello è stato il mio primo lavoro per lui: l’inizio di basso di Siamo solo noi. Da lì è cominciata tutta la storia».
Che impressione le fece Vasco al primo incontro?
«Bellissimo. Io gli voglio bene. Dopo quarant’anni mi sono separato prima dalla prima moglie che da lui!».
Il riff di “Siamo solo noi” è diventato il suo marchio di fabbrica. Come nacque esattamente?
«Era quell’assolo che facevo con Gianna. Vasco mi chiese di partire da lì e da quella base è venuto fuori tutto. È incredibile, è come se quel suono mi avesse trovato!».
Tra tutti i concerti, ce n’è uno che è rimasto nel cuore?
«Modena Park, senza dubbio. Ricordo che alle tre e mezza di notte cercavo di tornare in hotel e c’era ancora gente fuori che cantava. Una cosa meravigliosa! Poi c’è stato un concerto gratuito a Catanzaro (settembre 2004, ndr), con le strade bloccate dalla folla. Siamo arrivati in elicottero sul palco, c’erano centinaia di migliaia di persone. Emozione pura. E con Vasco... con Vasco è sempre bello! Ho lasciato Gianna per lui, ma a Gianna voglio ancora un gran bene. Ogni tanto ci sentiamo».
Negli anni il suono di Vasco è cambiato. Il suo modo di suonare invece?
«Io suono sempre uguale, dico la verità. Ho il mio sound, quello che mi piace. In studio magari lo sistemano un po’, ma io resto fedele a me stesso. Il mio liutaio mi costruisce bassi con quel timbro lì. Nei miei strumenti, più li suoni e più rispondono. Alcuni diventano sordi, i miei invece parlano sempre di più».
Come descriverebbe il legame tra Vasco e il suo pubblico?
«Vasco dice cose vere. Dall’epoca di Albachiara fino ad oggi, ha sempre saputo toccare quello che la gente prova. Collaboro con lui da 41 anni e mi piace ancora come allora. Certo, la vita cambia, ma Vasco trova sempre il modo di arrivarti dentro. Sally, per esempio, è un capolavoro. E poi c’è Gianna: la considero la Vasco Rossi femminile, davvero».
Come mai?
«Quando cantava America nel ’78 non si risparmiava, serviva coraggio. È stata immensa. L’ho rivista a Codigoro l’estate scorsa e mi ha emozionato ancora».
Progetti futuri?
«Avevo fondato il Gallo Team, suonavamo parecchio in giro e ci divertivamo tanto ma un membro ha smesso e “Cicci” (il chitarrista Cristian Bagnoli) fa altre cose. Quindi adesso mi godo il riposo a 76 anni. Aspetto solo che mi chiami Vasco per fare ancora qualcosa insieme».
Ha scritto anche un libro su Vasco. Resta in contatto con gli altri musicisti storici del gruppo?
«Sì, ogni tanto mi sento con Daniele Tedeschi. Io e lui siamo amici di vecchia data, ha suonato con Vasco per un bel po’, poi è arrivato Matt Laug, che adesso è con gli Ac/Dc. Vedremo cosa fare il prossimo anno. Per un po’ ho fatto anche un trio assieme a Stef Burns e Will Hunt».
Un consiglio a chi vuole avvicinarsi oggi alla musica?
«Partite dai Weather Report. Li conoscete? No? Informatevi! Con il basso di Miroslav Vitous o Jaco Pastorius impari cos’è la bella musica, quella vera. È pop jazz, ma non solo: è suonare davvero. Io comincerei da lì. Conosco a memoria tutti i loro pezzi, sono straordinari».
Sei fan di Vasco e hai una storia particolare che ti lega a lui e la vuoi raccontare? Contattaci. Puoi scriverci tramite mail all’indirizzo spettacoli@lanuovaferrara.it (oggetto: Vasco a Ferrara), su Messenger o in direct su Instagram. I racconti che raccoglieremo nel corso di questo viaggio verso i concerti che il Kom terrà il 5 e 6 giugno al Parco Urbano Giorgio Bassani di Ferrara, saranno pubblicati sulle pagine del quotidiano e sul sito e andranno a creare “Siamo solo noi”, rubrica con le voci dei fan avviata lo scorso 12 marzo.
