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33 giri

Ferrara e il ritorno del vinile: perché la Gen Z riscopre i dischi

Giovanna Grata e Azzurra Pasquali
Ferrara e il ritorno del vinile: perché la Gen Z riscopre i dischi

Ma secondo il titolare del Rudi Music Store il mercato resta lontano dai numeri dell'età d'oro

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Ferrara Dagli anni ’50 alla fine degli anni ’80 del Novecento, vinili e giradischi sono stati tra i principali strumenti per ascoltare musica. Oggi, tra piattaforme di streaming e dispositivi digitali, le possibilità sono decisamente aumentate. Eppure, negli ultimi dieci anni il vinile è tornato a conquistare spazio sul mercato, dopo la profonda crisi che ne aveva segnato le vendite. A confermarlo sono anche i dati della Ifpi (International Federation of the Phonographic Industry).
 

A contribuire a questa nuova stagione del vinile è anche la Gen Z, che sembra riscoprire il valore di un oggetto fisico da possedere, in contrasto con l’ascolto sempre più immateriale offerto dalle piattaforme di streaming. Ma cosa spinge le nuove generazioni a tornare a un formato che sembrava destinato a scomparire? E quanto c’è davvero di nostalgia in questo fenomeno? Per provare a rispondere a queste domande abbiamo parlato con Rudi Franceschini, proprietario di Rudi Music Store, negozio di dischi di Ferrara, il quale ci ha offerto un punto di vista diretto e diverso sul ritorno del vinile.
 

Franceschini, cosa ne pensa di questo ritorno del vinile? Qual è il motivo?

«Il ritorno del vinile è una mossa mediatica, non è una vera e propria realtà. Gli artisti stampano un numero ristretto di copie, per un numero ristretto di ascoltatori, che spesso, se della nuova generazione, non possiedono nemmeno gli strumenti per ascoltarle».
 

Quindi il vinile è diventato più un oggetto da collezione che un vero e proprio supporto per ascoltare musica?

«Sì, il vinile è diventato più un oggetto di culto che un mezzo con cui ascoltare la musica. Il mercato dei dischi è rimasto quindi praticamente invariato dagli anni 2000. Sono state aggiunte ristampe dei vecchi dischi, che non hanno valore storico, ma sono numeri e oggetti di differente qualità».
 

In che modo è cambiata la qualità?

«La differenza qualitativa è dovuta alla masterizzazione dei nuovi vinili, che è digitale, rispetto a quella analogica dei dischi passati».

Con il ritorno del vinile ha notato una differenza nella clientela?

«Non in maniera esponenziale, no. Per quello che posso osservare dalla mia esperienza, la clientela non è stata rivoluzionata da questo fenomeno e i clienti abituali prevalgono su quelli nuovi».

Guardando al domani, crede che i vinili potranno avere un futuro duraturo o ricadranno nell’oblio?

«Credo che il periodo degli anni d’oro dei vinili non tornerà più, in quanto statisticamente i numeri sono ancora nettamente inferiori. Questo, secondo me, è dimostrato dal fatto che le piattaforme online dominano il mercato». 

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