La Nuova Ferrara

Aba ucciso a scuola, parla l'ex fidanzata di Atif: "Dopo le coltellate è venuto da me, lo sguardo freddo e l'arma ancora in mano"

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La Spezia, 20 gen. - (Adnkronos) - "Mi sento molto pressata. A volte mi chiedo se fosse stato meglio non impicciarmi, ma il senso di colpa mi avrebbe uccisa, avrei voluto che quella stupida litigata finisse in modo pacifico". A parlare all'Adnkronos è S., la giovane spezzina ex fidanzata di Zouhair Atif, il diciannovenne che venerdì scorso ha accoltellato a morte il diciottenne Youssef Abanoub, suo compagno di scuola all'istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia. S. vuole fare chiarezza su quanto accaduto. Per questo ha scelto di raccontare, cominciando dal primo fermo immagine dopo il delitto: "Zouhair mi ha mostrato il coltello tinto dal sangue di Aba. Avevo perso tutte le emozioni, mi chiedevo chi avessi di fronte". La giovane racconta il suo rapporto con Youssef Abanoub: "Lo conoscevo dalla terza elementare - spiega -, eravamo molto amici da bimbi. Era un ragazzo molto simpatico, solare e amava la sua famiglia, sua mamma era la sua gioia più grande, aveva anche un caratterino, tipico nei ragazzi, che a Zouhair Atif non andava giù". La lite, sfociata nel brutale omicidio, sarebbe scattata per una foto che ritraeva insieme la ragazza e Youssef. Per la giovane è impossibile che tutto sia nato da quello scatto innocente: "Sulla foto incriminata non saprei cosa dire - spiega -, una foto di classe, un giorno speciale da ricordare che Aba aveva il desiderio di vedere perché non l'aveva più. Non ci credo che questo omicidio sia stato fatto per una foto di terza elementare". Si è parlato anche di un'altra immagine realizzata con l'intelligenza artificiale che ritraeva lei e Aba abbracciati: "Ma io non l'ho vista, ma le foto secondo me non c'entrano in questo delitto". Parlando di Zouhair, la gip Marinella Acerbi, nell'ordinanza di custodia cautelare, scrive che la giovane conosceva la sua propensione a delinquere. S. spiega come il diciannovenne era entrato nella sua vita: "L'ho conosciuto una sera durante un grosso litigio. Ero arrabbiata, avevo bisogno di sfogarmi, e alla fine ho parlato con quel ragazzo misterioso che vedevo solo nei corridoi sempre serio. Da lì abbiamo iniziato a conoscerci". "È sempre stato un ragazzo molto misterioso e cupo - prosegue -, aveva una corazza fortissima. Abbiamo iniziato a uscire e passare le giornate al mare guardando il sole tramontare, ha amato fin da subito il mio modo di pensare, vedere il bello in tutto, cosa che lui non faceva ma che ha iniziato a fare da quando c'ero io. Man mano è diventato sempre più 'umano', ma anche sempre più ossessionato da me, aveva paura che io un giorno potessi andarmene". La 17enne racconta anche del rapporto con la famiglia di Atif: "Ero andata in ospedale per fare visita alla madre e la sorellina appena nata, una donna dolcissima che amava i suoi figli". Col tempo qualcuno l'aveva messa in guardia su di lui: "Conosceva delle persone che si erano allontanate da lui perché avevano notato un lato quasi malato. Mi avevano detto che era strano soprattutto per quello che leggeva". Le letture di Atif, racconta la giovane, "erano storie di serial killer, mi diceva che amava i casi e il mistero", ma anche che "voleva diventare carabiniere". "Una volta - racconta S. -, mi ha detto 'se non ti posso avere io nessuno potrà' e rise, non sapevo come prenderla, poi ha aggiunto: 'Sarai mia per sempre, farò il possibile per diventare perfetto per te, così non te ne vai'. Aveva cambiato il carattere e anche lo stile, il taglio di capelli per piacere ai miei genitori". "So - continua - che era un ragazzo con dei problemi di rabbia e so di qualche cavolata, episodi da maranza, di certo non qualcosa che mi potesse portare a pensare a un omicidio”. Secondo la giovane Atif era "un ragazzo che si mostrava educato e premuroso, ma era molto geloso e possessivo: ogni contatto con un maschio gli dava noia, non me lo impediva ma ci prestava tanta attenzione, dei ragazzi ci hanno provato con me, ma lui si limitava a fare un grosso respiro e dire 'mi fido di te, sai cosa fare'". La giovane racconta di avere sempre cercato di evitare liti tra i due, pochi giorni prima narra di un confronto, dopo lo scambio della foto: "Avevano litigato, io ho sgridato Zouhair per i toni e gli avevo detto che si sarebbe dovuto scusare con Aba. Lo ha fatto ripetutamente fra le scale nel cambio dell'ora, Aba le aveva accettate". Il giorno del delitto sembrava tutto risolto: "L'ho aspettato alla fermata, ma da quando è sceso mi è sembrato strano. Alla prima ricreazione parlava con un filo di voce". A un certo punto, racconta la ragazza, "ha sentito Aba urlargli una frase in arabo e ridere con i suoi amici". "Passano circa due ore - prosegue il racconto -, in classe era tutto calmo finché non sentiamo bussare alla porta, era Zouhair, aveva il fiatone, uno sguardo freddo, mi fa il segno con la mano di uscire, mi avvicino alla porta, lo vedo, il coltello tinto di sangue, io pietrificata, sentivo il respiro affannato, un prof l'ha disarmato e lo ha fatto sedere, alla sua sinistra Aba perdeva sempre più sangue. Mi sono chiesta tante cose: 'Come è possibile? Questo non è Zouhair, chi sei? Perché tutto questo?'". "Ci hanno chiusi in classe - continua -, non sapevo cosa stesse succedendo fuori, io avevo in testa una sola domanda 'chi ho avuto a fianco tutto questo tempo?'". "Zouhair non l'ho riconosciuto, processatelo, fate quello che ritenete più giusto fare, ma ha palesemente bisogno di un aiuto psichiatrico", aggiunge la ragazza, che giovedì non sarà al funerale di Aba, anche se vorrebbe: "Vorrei con tutto il cuore. è stato il mio migliore amico d’infanzia, ma mi odiano tutti, compresi familiari. Li lascio salutarlo in pace".