La Nuova Ferrara

Università, Bagnoli (Ca' Foscari): "Valorizzare conoscenze, incentivare spin off senza se e senza ma"

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Roma, 21 apr. (Adnkronos/Labitalia) - "Lo scopo di un'università tradizionale è quello di sviluppare la ricerca senza rivendicare la proprietà del valore sociale ed economico che ne deriva. Tale modello si basa sul contratto sociale' che, in cambio della produzione e messa a disposizione di questo bene pubblico, lo Stato sostiene le università attraverso finanziamenti pubblici per la ricerca e la didattica, esenzioni fiscali e incentivi per la filantropia privata. Questo contratto sociale è oggi messo sempre più in discussione. Per ovviare alla riduzione progressiva dei finanziamenti pubblici, gli atenei devono sviluppare la valorizzazione delle conoscenze, riconoscendole pari dignità rispetto a didattica e ricerca, così da posizionarsi come motori dello sviluppo economico locale, attirando investimenti e creando ecosistemi dell'innovazione che rivitalizzano territori in declino". Così, con Adnkronos/Labitalia, Carlo Bagnoli, professore ordinario di Economia Aziendale presso la Venice School of Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia. secondo Bagnoli, "l’investimento nella valorizzazione delle conoscenze è spesso limitato per due fattori strutturali: l’assenza di un sistema di incentivi interni trasparenti, che colleghino la valorizzazione delle conoscenze a progressioni di carriera e risorse; la mancanza di servizi manageriali e di supporto professionale". "Le azioni da mettere in campo per ovviare a tali ostacoli sono quindi: rafforzare il supporto amministrativo alla valorizzazione delle conoscenze e integrare la valorizzazione delle conoscenze nei criteri di valutazione del personale; ma anche facilitare, senza deregolamentare, il coinvolgimento dei docenti in iniziative imprenditoriali e incentivare i progetti con impatto", sottolinea. E secondo Bagnoli "la creazione di spin off universitari va incentivata senza se e senza ma". "Una robusta attività di ricerca di base è condizione necessaria, ma non sufficiente, per lo sviluppo di applicazioni e innovazioni tecnologiche apprezzate dal mercato. I Technology Trasfert Office universitari sanno orientarsi bene nei complessi sistemi di proprietà intellettuale e normativi, ma non sono generalmente preparati a trovare investitori e partner industriali adeguati. Per contro, le imprese sono generalmente in grado di 'vedere' il potenziale innovativo della ricerca applicata, ma non anche quello della ricerca di base. Queste ragioni giustificano politiche pubbliche che incoraggiano la fase di trasferimento tecnologico. A ogni modo, il trasferimento tecnologico in Italia non funziona per un ritardo strutturale, ma anche perché è focalizzato solo sulle tecnologie digitali, trascurando del tutto quelle deep tech che invece costituiscono una grande opportunità per il Paese. Occorre sviluppare una rigorosa metodologia di venture building per il deep", spiega. Il docente universitario è convinto che "l'apertura di nuove rotte commerciali da parte della Cina (ad esempio, la Polar Silk Road, estensione della Belt and Road Initiative), l’imposizione di dazi e sanzioni da parte degli Stati Uniti, il controllo delle catene del valore globali da parte di entrambi i Paesi citati oltre che da parte della Russia, come terre rare e gas naturale, batterie e semiconduttori, piattaforme digitali, sono oggi, infatti, importanti leve geopolitiche che condizionano la risoluzione di altri critici e globali problemi ambientali, sociali e culturali", continua. Per l'accademico, "all’interno di questo scenario, la sfida a cui è chiamata l’Italia, stante l’unicità della sua storia e posizione geografica, è farsi promotrice della riapertura di un dialogo non basato unicamente sulla forza, tanto tra l’ovest e l’est del mondo, quanto tra il nord e il sud". "Per vincere questa sfida, l’Italia deve far leva su Venezia sia per la sua peculiare neutralità geopolitica, poiché non ospita la sede del Governo italiano o di altre istituzioni politiche (inter)nazionali, sia per il fatto di essere da tutti amata e riconosciuta come patrimonio dell’umanità. Venezia è una capitale culturale che dovrebbe ambire a diventare anche capitale morale, essendo da sempre simbolo di apertura", avverte. E quindi, dice Bagnoli, "Ca’ Foscari è richiamata a formare una nuova classe dirigente capace di sostenere il commercio globale con la diplomazia internazionale e viceversa, integrando le lingue e culture occidentali con quelle orientali, le discipline umanistiche con quelle scientifiche, l’innovazione tecnologica con la tradizione economica". "Ca’ Foscari può porsi la stessa missione che ne ha ispirato la fondazione, facendo sue le parole di Nato Frascà: 'Vado verso dove vengo'. Se l’ambizione di Venezia è 'diventare la più antica città del futuro', questa non si può realizzare senza il supporto di Ca’ Foscari. La città e la sua università sono da sempre in un rapporto simbiotico e, quindi, la prima non può rinascere se non rinasce la seconda e viceversa", conclude.