La Nuova Ferrara

"Ma i testicoli dove sono?", sui social è polemica per il restauro del toro in Galleria a Milano

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Milano, 1 giu. (Adnkronos) - Un cartello bianco ricopre una figura sul pavimento elegante di mosaico della Galleria Vittorio Emanuele II. L’area è transennata. Qualcuno passa, scatta una foto al volo o lancia una monetina. Altri si fermano incuriositi e si chiedono cosa stia succedendo. "Ma perché lo hanno coperto?", domanda un anziano in pantaloncini e canottiera, osservando la zona delimitata. Sotto quel pannello c’è il celebre toro della Galleria, il cui restauro è finito nelle ultime ore al centro di polemiche, ironie e commenti al vetriolo sui social dopo la pubblicazione delle immagini. A innescare il dibattito è stato l’assessore alle Opere pubbliche del Comune di Milano, Marco Granelli, che ha mostrato sui social le fotografie dell’intervento appena concluso. "E come previsto il mosaico del toro è tornato in Galleria Vittorio Emanuele, completamente restaurato. Complimenti al nostro artigiano per il lavoro di restauro del mosaico", ha scritto. Parole che però non hanno convinto tutti. Anzi. Sotto il post si è scatenata una valanga di critiche: "Tessere di colore e dimensioni diversi, fughe larghe e disordinate, testicoli spariti… e questo sarebbe un lavoro fatto bene?", scrive un utente. "È diventato un bue", ironizza un altro. E ancora: "Si schiacciano le balle e le balle non ci sono più", "Ma i testicoli che fine hanno fatto?", "Spero che sia un fake! Non si può vedere il toro senza i suoi attributi". E ancora, dal drastico: "Ora è castrato", al più sarcastico: "E' inclusivo, ora è un toræ". Al centro della discussione ci sono proprio gli attributi dell’animale, diventati negli anni una delle attrazioni più fotografate e 'consumate' di Milano. Sul punto più delicato del mosaico si accaniscono ogni giorno i tacchi e le suole di milioni di turisti che perpetuano il celebre rito scaramantico: appoggiare il tallone destro sui testicoli del toro e compiere una rotazione completa, o addirittura tre giri, per garantirsi fortuna e un futuro ritorno nel capoluogo lombardo. Tra i visitatori illustri che non hanno resistito alla tradizione c’è stata anche Amal Clooney che, durante una visita nel febbraio scorso a Milano insieme al marito George, ha piantato sulla parte incriminata il suo tacco a stiletto, volteggiando leggiadra. Proprio l’usura provocata da questo gesto ha reso necessario un nuovo intervento di manutenzione. A occuparsene è stato ancora una volta il restauratore bellunese Gianluca Galli, già autore del precedente restauro nel 2017, realizzato in occasione dei 150 anni della Galleria. Stavolta ci sono voluti quattro giorni di lavoro e un costo di circa cinquemila euro per sostituire le tessere maggiormente consumate e ripristinare la superficie, ormai fortemente avvallata proprio a causa del continuo sfregamento dei visitatori. Un intervento che, secondo lo stesso Galli, era ormai inevitabile: nove anni dopo l’ultimo restauro, le tessere risultavano nuovamente ammalorate e usurate dal passaggio incessante dei turisti. Dal Comune, intanto, invitano alla prudenza prima di giudicare il risultato definitivo. Il mosaico, spiegano all'AdnKronos, non è ancora stato completato del tutto. La copertura installata nelle ultime ore serve infatti a proteggere il lavoro appena eseguito e a consentire la corretta stabilizzazione di stucchi e materiali utilizzati durante il restauro. I tempi di assestamento dipendono anche dalle condizioni di temperatura e umidità e, una volta rimosso il pannello protettivo, potranno essere effettuate eventuali ulteriori messe a punto. Resta da capire se, quando il toro tornerà finalmente visibile, riuscirà a convincere i milanesi più severi. Di certo il mosaico continua a rappresentare uno dei simboli più amati e discussi della città. Il toro si trova sul pavimento della Galleria, nei pressi dell’Ottagono, insieme agli stemmi delle città che all’epoca dell’Unità d’Italia rivestivano un ruolo centrale nel Regno. La figura riproduce il simbolo araldico di Torino, prima capitale del Regno d’Italia nel 1861. Le origini del rito scaramantico restano incerte. Secondo una delle interpretazioni più diffuse, gli attributi dell’animale rappresenterebbero un simbolo di fertilità e prosperità e il gesto avrebbe quindi una funzione propiziatoria. Un’altra teoria, più maliziosa, sostiene invece che si tratti di una tradizione nata per schernire Torino e la dinastia dei Savoia, storici rivali di Milano sul piano politico ed economico. Qualunque sia la sua origine, una cosa è certa: nessun altro mosaico cittadino fa discutere Milano come quel toro.

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