La Nuova Ferrara

Fn, il punto di vista di Follini: "Video Vannacci ennesimo passo verso inciviltà politica, non merita sfida Renzi"

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Roma, 26 lug. (Adnkronos) - "C'è da sperare che Renzi rinunci a quella strampalata idea di affrontare il generale Vannacci in una maratona estiva. Poiché l'esito sportivo, a occhio e croce, sarebbe a tutto vantaggio del leader di Italia viva. Ma l'esito politico rischierebbe invece di tornare più utile al leader di Futuro nazionale. Il quale mostra tutto l'interesse a trasformare la contesa pubblica in una prova di forza e di mascolina muscolarità, laddove il galateo delle idee viene cancellato e l'unico metro di misura diventa quello della supremazia fisica. Così, scegliere quel terreno per batterlo rischia alla fine di arrecargli un vantaggio. Dovesse anche perdere. Se ne è avuta la riprova appena qualche giorno fa, in quell'orribile 'spettacolo' virtuale che il generale ha pensato bene di ambientare al Colosseo. In quel contesto improbabile e grottesco Vannacci s'è travestito da gladiatore immaginandosi -non senza una certa generosità verso se stesso- calato nella parte di un clone di Russell Crowe chiamato a decidere se offrire ai leoni le spoglie dei suoi nemici. Avrebbe voluto essere un gioco, e invece è stato un obbrobrio. Pretendeva di esprimere la solennità imperiale della leadership, e invece dava voce alle nostre caricature più provinciali. In una parola, s'è trattato di un altro passo, l'ennesimo, verso l'inciviltà della politica dei giorni nostri. Ammesso che di 'politica' si possa parlare. Nei giorni in cui il mondo sembra commuoversi seguendo le peripezie di un Ulisse magnificamente raccontato nel film di Nolan, noi finiamo così per rintanarci nell'angolo di una provincia selvaggia d'altri tempi, priva di ogni scrupolo e di ogni civiltà, incapace di misura e di ironia, spogliata da tutti i pensieri più nobili che i nostri predecessori ci avevano lasciato in eredità fin dai primi anni del dopoguerra. Mentre l'eroe omerico si interroga sul valore dei quesiti posti dalla coscienza e finalmente sembra rendersi conto del peso morale di una guerra vinta con l'imbroglio del cavallo di Troia, noi ci troviamo a fare i conti con un nuovo attore politico che mette in scena la caricatura di se stesso illudendosi di poter dare in pasto ai leoni le spoglie dei suoi 'nemici'. Si intuisce che il generale non dovrà mai fare i conti con i rimorsi di Ulisse. La sua coscienza infatti è esile come la carta velina e non scuote mai né le sue azioni né tantomeno i suoi pensieri. Ma è la coscienza di tutti gli altri che dovrebbe a questo punto dare un segno più forte della sua esistenza in vita. Cominciando col non dargli troppa guazza e non sottrarlo alla sua solitudine. In questo senso perfino una sfida sportiva finisce per essere un eccesso di generoso, seppure involontario, riguardo. Si dirà che l'argomento è alle nostre spalle e che la performance del generale non è già più sotto i riflettori della pubblica opinione. E' vero, ma solo fino a un certo punto. Perché quando il linguaggio delle immagini, dei pensieri, dei sottintesi si fa così crudo, nella pubblica opinione avviene una sorta di assuefazione al peggio. E se tutto questo passa in cavalleria per parlar d'altro, qualche traccia di questa violenza -sia pure solo virtuale, almeno per ora- finisce per depositarsi nell'animo di troppe persone. Di lì in poi il dileggio, il vituperio, l'intimidazione diventano pane quotidiano della contesa politica (e tra un po' elettorale). Con tutti i difetti che si imputano quotidianamente alla politica e ai suoi attori e comparse, nessuno mai, neppure per un gioco di parole, aveva finora immaginato che l'altro potesse essere 'condannato' a morte. Dai seguaci della destra meloniana e (perfino) salviniana a quelli del populismo di derivazione grillina e ora contiana nessuno si è sognato, neppure per un intreccio di fantasie e di parole, di violare quel tabù che è rappresentato dalla morte. Anche quella dell'avversario più estremo e più odiato. Vannacci invece l'ha fatto. E questo fa una differenza abissale. Una differenza che va oltre la politica. E a cui la politica, tutta, dovrebbe essere capace di dare una risposta. Non si minimizzi dunque l'effetto della 'slopaganda', come è stata battezzata l'ultima frontiera della dialettica pubblica. Poiché la nostra storia ci ha insegnato che ogni volta che si viola la frontiera della vita, fosse anche solo per gioco, ne discendono quasi sempre conseguenze funeste. Infatti c'è sempre qualcuno che immagina di poter spostare quella frontiera più in là. E per quanto si speri di essere solo alle prese con un pallone gonfiato, l'ennesimo, sarebbe bene non degnarlo di troppa confidenza. Per questo Vannacci non merita proprio che lo si sfidi a chi corre più veloce. Molto meglio lasciarlo solo. Nella riprovazione comune (almeno si spera)". (di Marco Follini)

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