La Nuova Ferrara

Cuzzilla (Cida): "Meno del 19% dei contribuenti sostiene quasi due terzi dell'intera Irpef, ora cambio di rotta"

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Roma, 24 set. (Adnkronos/Labitalia) - "La redistribuzione senza reciprocità rischia di diventare la grande asimmetria italiana. Abbiamo universalizzato le prestazioni, ma non la responsabilità di finanziarle. Oggi meno del 19% dei contribuenti sostiene da solo quasi due terzi dell’intera Irpef. A questa forte concentrazione del prelievo si accompagna un altro paradosso: in sedici anni la spesa assistenziale è più che raddoppiata, passando da 73 a oltre 180 miliardi, senza una corrispondente riduzione della povertà. È il segnale che non basta redistribuire di più: occorre redistribuire meglio". Così Stefano Cuzzilla, presidente Cida, commentando i dati dell’ultimo osservatorio Itinerari Previdenziali sulle entrate fiscali, presentato questa mattina al Cnel nel corso di un convegno promosso in collaborazione con Cida-Confederazione italiana alti dirigenti e professionalità. "La progressività -continua- è un principio di equità, ma non può trasformarsi nella penalizzazione permanente di chi lavora, produce e dichiara integralmente il proprio reddito". "Serve un cambio di rotta: meno pressione su chi già sostiene il sistema, più contrasto all’evasione, un welfare capace di concentrare le risorse su chi ne ha realmente bisogno e di accompagnare le persone verso il lavoro e l’autonomia, aumentando la base di chi contribuisce”. "Cida non chiede privilegi per chi guadagna di più. Chiede che chi cresce attraverso il lavoro e la professionalità, e dichiara integralmente il proprio reddito, non venga sistematicamente penalizzato. Pagare di più al crescere del reddito è progressività; perdere contemporaneamente detrazioni, agevolazioni e prestazioni può trasformarsi invece in una vera e propria benefit trap. Un welfare efficace deve proteggere chi è in difficoltà e accompagnarlo verso l’autonomia, non creare nuovi disincentivi al lavoro e alla crescita professionale. Per questo occorre correggere gli effetti-soglia e rendere il sistema più neutrale, evitando disparità di trattamento fiscale tra redditi da lavoro dipendente e autonomo a parità di capacità contributiva". “I dati presentati oggi" ha spiegato Cuzzilla, rappresentano un'asimmetria. Il 19% dei contribuenti sopra i 35mila euro paga il 65% dell'Irpef. Questo significa che pochi pagano per tutti. L'altro dato che emerge è preoccupante anche sotto il profilo sociale: in 16 anni la spesa assistenziale è passata da 70 a 180 miliardi. Questo significa che non è stato fatto un buon lavoro da parte dei governi e che non è stata centrata la politica per alleviare la povertà”. Cuzzilla poi chiarisce: “Non mi lamento del fatto che la spesa assistenziale sia alta. Sono convinto che dobbiamo aiutare di più chi ha bisogno, ma avendo un range così ampio sono sicuro che dentro ci siano tante persone che non ne hanno necessità e stanno togliendo qualcosa a chi ne ha veramente bisogno”. Poi suggerisce una strategia: “Invece di ridistribuire semplicemente la ricchezza nei vari scaglioni, dobbiamo cercare assolutamente di produrre più ricchezza. Dobbiamo cercare di portare i giovani e trattenerli qui in Italia, dando loro un posto di lavoro dignitoso. Dobbiamo portare le donne nel mondo del lavoro, come negli altri Paesi europei, garantendo le migliori condizioni di welfare. Questo fa aumentare la base dei contribuenti e crea un Prodotto Interno Lordo importante: sono questi i temi da affrontare”, evidenzia. Cuzzilla si sofferma quindi sull’aspetto della spesa assistenziale: “Se aumentano i poveri e aumenta la spesa, significa che qualcosa stiamo sbagliando, ed è a quel punto che dobbiamo capire dove si sta sbagliando”. Per l’esperto, sarebbe utile costituire “una banca dati per comprendere di cosa usufruisce ogni persona in termini di redditi, bonus e incentivi”. Uno strumento utile anche sotto un altro aspetto, il benefit drag: “Abbiamo situazioni - spiega - in cui c'è paura a lavorare di più o a guadagnare di più perché si passa in un altro scaglione, si perdono dei sussidi e fiscalmente non conviene. Siamo all'assurdo. Questo è un Paese che dovrebbe ambire a posizioni importanti. È giusto che si paghi per chi ne ha più bisogno ed è giusto che chi guadagna di più paghi di più, ma in questo momento non siamo in una situazione equa: è un'asimmetria vera e propria”. “Sono contento che la battaglia che portiamo avanti sul ceto medio, che non è difeso da nessuno, inizi a trovare ascolto. Inizierei apprezzando l'intenzione di far salire la soglia e defiscalizzare, perché oggi il ceto medio non è né ricco né povero, ma non usufruisce di niente. Eppure, è il vero cuore di questo Paese”, ha concluso Stefano Cuzzilla, presidente Cida.

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