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Soldi e novità

Trasparenza dei salari, possibile sapere lo stipendio dei colleghi: cosa dice il nuovo decreto

di Redazione web

	(foto di repertorio)
(foto di repertorio)

In arrivo nelle prossime ore sul tavolo del Consiglio dei ministri: tutto parte da una direttiva europea. Fra gli obiettivi, l’abbattimento del gender gap

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ROMA. Tasso di occupazione femminile più basso, carriere discontinue, maggiore ricorso al part-time, lavori in settori a bassa retribuzione e difficoltà ad accedere alle posizioni apicali. Le donne sono frenate in tanti modi. Ma anche quando lavorano come gli uomini, vengono pagate meno: il 12% in meno nella media europea, il 23% in meno le manager donne.

Il “soffitto di cristallo”

Un segno evidente di come il soffitto di cristallo abbia anche un riflesso diretto sulle retribuzioni. Nel 2023 l’Europa ha varato una direttiva per intervenire su queste incrostazioni, dando tempo fino a giugno per intervenire. L’Italia si prepara. E dovrebbe arrivare giovedì 5 febbraio in Consiglio dei ministri il decreto legislativo che attua la direttiva, che fissa una griglia di principi (cui sarà data attuazione con successivi interventi) con un obiettivo ambizioso: «Rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore» attraverso nuovi obblighi di trasparenza e meccanismi di controllo.

Di cosa parliamo

Il provvedimento si applica al lavoro pubblico e privato e a tutte le tipologie contrattuali, inclusi dirigenti, contratti a termine, part-time, apprendistato e lavoro domestico. «Avevamo già un legge su questo piano e questa direttiva rappresenta un passo in avanti ancora più importante – spiega a LaPresse Linda Laura Sabbadini, pioniera delle statistiche di genere – perché introduce degli obblighi ex ante molto stringenti per i datori di lavoro».

Le novità

«Obblighi – sottolinea – che valgono per tutte le aziende senza limiti dimensionali». E correttivi, poiché le aziende dovranno adottare le misure necessarie per rimuovere le differenze retributive non giustificate. Tra le principali novità della bozza, l’obbligo di fornire informazioni retributive già nella fase di selezione e il divieto di chiedere ai candidati notizie sugli stipendi percepiti in precedenza. I lavoratori potranno sapere quanto guadagnano in media i colleghi, perché avranno inoltre il diritto di richiedere e ricevere informazioni sui livelli retributivi, ripartiti per sesso, per chi svolge lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore.

L’esperta risponde

«Se il gap è superiore al 5% i datori di lavoro hanno l’obbligo di intervenire», spiega ancora Sabbadini, inoltre, per la prima volta, «viene stabilito un set di indicatori sia sulla parte fissa che su quella complementare, e la disparità salariale si gioca molto su questo. C’è inoltre un comitato di monitoraggio che dovrà analizzare questi dati».

Il gender gap complessivo nel Paese è di circa il 20%, spiega Sabbadini. Nel settore pubblico si attesta intorno al 16%, mentre nel lavoro privato raggiunge il 16,3% nei servizi di alloggio e ristorazione, il 20% nella manifattura e il 23,7% nel commercio. I divari più elevati si registrano nelle attività finanziarie e assicurative, dove arrivano al 32%, e nel settore scientifico e tecnico. «La legge che avevamo era un ottimo punto di partenza», conclude Sabbadini, «ora la direttiva europea è più vincolante e sanzionatoria. Il nostro Paese dovrà estendere la trasparenza salariale, rafforzare i diritti dei lavoratori in termini di informazioni e introdurre meccanismi automatici di correzione del gap. Eravamo già sulla strada giusta, questo è un passo avanti importante».