Alice vittima di bullismo costretta a cambiare scuola. I compagni: «Ma non chiamateci bulli»
Ferrara, i compagni della ragazza costretta a cambiare scuola fanno quadrato. La giovanissima studentessa ha cambiato scuola e ha affidato i suoi saluti ad una lettera, sperando che venisse letta in classe: «Sono stanca. Lascio perdere questa situazione»
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FERRARA. «Non siamo una classe di bulli». I compagni di Alice, la ragazza di 12 anni - lo ricordiamo - costretta a cambiare scuola perché in classe veniva derisa, offesa e isolata, prendono carta e penna per respingere l’accusa generalizzata che attribuiscono alla stampa, «non corrisponde assolutamente a verità e vorremmo spiegare perché. La nostra compagna che ha cambiato scuola e ha pubblicato una lettera diretta a noi - si legge nella lettera firmata genericamente compagni di classe - richiama atti di “violenza o bullismo” che alcuni avrebbero fatto nei suoi confronti, condannando anche il silenzio di altri di fronte a queste situazioni. Non riteniamo che le accuse riportate rispecchino ancora una volta la verità. Non possiamo accettare di essere rappresentati come ragazzi diversi, cattivi o bulli, perché non corrisponde al vero».
La lettera entra poi nel merito di alcune «situazioni in cui alcuni di noi, più di altri, si sono litigati con compagni e compagne per motivi spesso sciocchi, provocandosi e dicendosi anche parole non appropriate. Fra questi c’era sicuramente anche la nostra compagna che oggi ha scelto di andarsene dalla classe. Crediamo che situazioni del genere accadano in tutte le classi, tuttavia ci sembra che rispetto ai nostri comportamenti si stia esagerando, anche perché per lo stesso motivo alcuni compagni potrebbero dire di aver subito dalla nostra ex compagna parolacce o risposte non sempre corrette al livello verbale e sul telefono».
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I compagni di classe di Alice non vogliono attribuire responsabilità per quanto successo, «con questo non vogliamo dire che sia colpa dell’uno e dell’altra e che siamo una classe di angioletti, ma non accettiamo assolutamente di essere tacciati tutti come dei “bulli”». Poi descrivono la realtà del loro stare insieme quotidiano, che differisce non poco con quella emersa dalla lettera di Alice («vado ad essere finalmente felice: che in questa gabbia di matti non lo sono mai stata») e da quanto raccontato dai suoi genitori («si stava ammalando, ora è rinata»): «Ci impegniamo, lavoriamo chi più e chi meno, parliamo e discutiamo fra noi e i nostri insegnanti, riflettendo spesso sulle conseguenze che possono esserci nei comportamenti scorretti e il clima della classe è per noi molto positivo. Qualcuno forse è più competitivo, altri meno o assolutamente normali e non capiamo perché gli adulti che scrivono tutte quelle cose su di noi possano averci valutato così negativamente, senza conoscerci. Crediamo che non sia una valutazione giusta e che non ci aiuti a crescere insieme accettando il confronto». La lettera conclude esprimendo un desiderio, «vorremmo far sentire a tutti anche la nostra voce».
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