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Darsena Ferrara, il dibattito. «Troppi eventi, i locali in centro hanno sofferto»

Nicolas Stochino
Darsena Ferrara, il dibattito. «Troppi eventi, i locali in centro hanno sofferto»

Continua la rimostranza dei ristoratori che lamentano la stagione estiva deserta nonostante un primo passo grazie alla mediazione dello scorso anno. Calo drastico per bar, pub e birrerie

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Ferrara L’estate 2025 per i ristoratori del centro storico si è presentata come una prova delicata, dopo le accese polemiche dello scorso anno nate in protesta ai tanti eventi dedicati al cibo organizzati in Darsena. Allora, diversi esercenti avevano denunciato un crollo del giro d’affari nei mesi di luglio e agosto, proprio mentre lungo il Volano migliaia di persone si riversavano ogni sera per concerti, street food e spettacoli. La mediazione trovata alla fine dello scorso anno nei tavoli tra Comune e associazioni di categoria ha portato a un calendario più “diluito” per il 2025: una riduzione del numero di eventi, che si sono concentrati in periodi distinti e soprattutto hanno previsto un fine settimana di pausa (dal 18 al 20 luglio). «Quello che abbiamo dovuto firmare lo scorso anno – ha sottolineato Matteo Musacci, vicepresidente nazionale della Federazione Italiana Pubblici Esercizi del sistema Confcommercio - più che un accordo lo definirei un’accettazione della posta in gioco, in quanto non c’era molto altro da fare se non accontentarsi dei primi punti di incontro che siamo riusciti ad ottenere, ovvero lo slittamento dell’inizio della manifestazione e il fine settimana di pausa».

Un compromesso che, secondo Palazzo Municipale, avrebbe dovuto permettere di coniugare la nuova attrattività della Darsena con la tenuta economica delle imprese situate nel cuore cittadino. Ma qual è stato il riscontro reale per chi ogni giorno alza la serranda di un locale in piazza, sotto i portici o nelle vie del centro storico? Le opinioni restano sulla linea dello scorso anno, e non prive di amarezza.

Da Musacci arriva un invito a distinguere due tipologie di realtà del centro. «Gli eventi in Darsena hanno registrato oltre 340mila presenze in 40 giorni: un importante successo, nessuno lo nega, e di cui siamo ben felici per la città. Ma per le attività del centro la ricaduta è stata pesante. I locali “da appuntamento” o i ristoranti di fascia medio-alta hanno retto, mentre bar, pub e birrerie hanno subito un calo drastico. È un calcolo semplice: se 8mila persone a sera spendono in Darsena, in un periodo di contrazione dei consumi come quello in cui viviamo al giorno d’oggi, non spendono altrove. Il vero problema non è l’evento in sé, bensì il fatto che per oltre 40 giorni vengano realizzate iniziative tutte legate al food in un unico luogo che penalizza il centro storico e le sue attività».

Più diretto è invece Luca Bolognesi, titolare di Salamanca e Clandestino: «Il centro è stato abbandonato. Quest’anno peggio che mai: tolti i concerti in piazza Ariostea, che non hanno comunque portato introiti, non c’è stata nessun’altra vera iniziativa. Ho perso 90mila euro dal 29 maggio a oggi rispetto al fatturato medio. Nei tre giorni di stop della Darsena i conti sono tornati a salire, segno evidente di quanto l’effetto sia devastante. Ho investito un milione di euro, ho dipendenti e fornitori da pagare: così non si può andare avanti». Bolognesi esprime inoltre distacco verso l’Oktoberfest – che non si svolgerà in Darsena ma in zona Fiera – evento di cui recentemente sono state annunciate le date: «Una manifestazione nata su pochi giorni e che oggi invece è diventata di 12. Navette e concerti gratis per un evento che porta via il 30-40% del fatturato ai locali del centro cittadino».

Una lettura più equilibrata arriva da Michele Mazzanti (Messisbugo – pizzeria cocktail room “Me”): «Il peso varia in base alla tipologia di locale. I ristoranti con clientela definita non hanno sofferto troppo, mentre i locali a vocazione sociale hanno subito cali vistosi. Certo, la Darsena è un fattore, ma ci sono anche le partenze per il mare e gli studenti fuorisede. Di positivo c’è stato lo slittamento a luglio, che ci ha regalato un giugno migliore. Non sono più vicino alla protesta come l’anno scorso: se ci sarà un bando pubblico, sarà una garanzia per tutti. L’importante è che la Darsena diventi davvero un punto di forza, all’altezza dell’immagine che Ferrara vuole dare di sé».

Dello stesso tenore le riflessioni di Marco Forlani dell’enoteca Eno.10: «Ho visto il deserto più volte davanti al mio locale, ma la crisi era iniziata già a giugno, quando la Darsena era ancora chiusa. Certo, a luglio il flusso si è spostato lì, ma non si può pretendere che quella clientela venga per forza in centro. Se trova un’offerta migliore altrove, è giusto che vada. Quello che manca è la trasparenza: in assenza di un bando pubblico restano solo supposizioni. Il rischio è che a novembre ci si accorga che il centro è morto. Quello che chiediamo è di aprire gli occhi per provare a riportare in vita il centro anche economicamente, non solo esteticamente».

Le voci dei ristoratori fotografano un equilibrio fragile. Da un lato il riconoscimento del successo della Darsena, ormai appuntamento fisso per centinaia di migliaia di visitatori; dall’altro la sensazione che il centro storico resti sguarnito e poco valorizzato. La finestra di “riposo” di metà luglio ha dimostrato che uno spazio di coesistenza è possibile, ma il dibattito resta aperto.

La vera partita si giocherà nel 2026, quando — come stabilito dall’accordo — l’organizzazione degli eventi dovrebbe passare attraverso un bando pubblico. «Solo allora — sottolinea Musacci — si potrà parlare di vera trasparenza e parità di condizioni». Intanto, l’estate 2025 si sta avvicinando al termine e lascia in eredità i primi numeri, conti in rosso e malumori che difficilmente si spegneranno con le luci della primavera. 

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