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Aiuti dopo le violenze all’asilo nel Ferrarese: «Promesse non mantenute»

Francesco Gazzuola
Aiuti dopo le violenze all’asilo nel Ferrarese: «Promesse non mantenute»

Il progetto psicologico non è ancora partito per i fatti accaduti nel territorio dell’Unione Valli e Delizie

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Unione Valli e Delizie Ci sono vicende che aprono ferite in intere comunità, tra chi si chiude e cerca di dimenticare ricreando una sorta di scudo, come fosse una forma di difesa, una protezione, e chi rincorre la verità, vuole giustizia. Alcuni genitori dell’asilo in cui un giovane di 22 anni compiva violenze sessuali a danno di minori stanno cercando proprio quella verità. «Il caso non si è chiuso con il processo e la condanna del ragazzo, anche perché tra cinque anni uscirà dal carcere e i nostri figli potranno incontrarlo ancora in paese», dicono i familiari dei piccoli abusati. Della loro “battaglia” ha scritto La Nuova Ferrara nei giorni scorsi, riportando parole e sconcerto emersi dalla visione delle registrazioni dei carabinieri: filmati - che anche noi abbiamo visto - che ritraggono i locali dell’asilo in cui il 22enne agiva.
Davanti a tutto c’è «il bene e la tutela dei bambini», è quanto espresso dai genitori - motivo per cui questo giornale non ha mai reso noti elementi che ne permettessero l’identificazione -, e anche per questo alcuni di loro si sono spesi perché venissero attivati aiuti psicologici rivolti ai minori implicati nella vicenda: «Se non trattati da uno specialista nei primi 6-7 anni di vita, i bambini si chiudono e questo trauma può riemergere in futuro sotto forma di sintomi psicologici, somatici e relazionali», è la preoccupazione di un genitore, che riporta le indicazioni di un professionista, lo stesso con il quale era stato avanzata una proposta di progetto al Comune dell’Unione Valli e Delizie di cui fa parte l’asilo.
Proprio tra la scuola paritaria per i bambini dai 2 ai 5 anni e l’ente comunale in questione esiste una storica convenzione: un supporto, in termini economici e burocratici, al fine di garantire la miglior offerta didattica per i piccoli alunni. Un rapporto diretto, dunque, che lega pubblico e privato e dopo che è scoppiato il caso mamme e papà si sono dirette in Municipio per richiedere un aiuto a chi la comunità e i cittadini li rappresenta: il sindaco. È alle istituzioni che è stato «presentato un progetto di supporto psicologico destinato ai minori con un professionista altamente specializzato in materia di abusi e violenze», spiegano i genitori. Una possibilità pubblica ben accolta dal sindaco, che ha immediatamente disposto lo stanziamento delle risorse necessarie. Un aiuto a quei bimbi e dopo quei fatti che rappresenta un gesto di grande vicinanza e umanità: “Il Comune c’è, le istituzioni ci sono”, questo significava. Ma, con il nuovo anno scolastico alle porte, del progetto non c’è traccia e i genitori si sono rivolti nuovamente al Municipio: «Ci hanno detto che se ne occuperanno i Servizi sociali, quando però gli stessi, una volta che personalmente ho raccontato della vicenda e che la mia famiglia si era rivolta ad uno psicologo specializzato, hanno risposto che per casi del genere la cosa migliore è farsi seguire proprio da specialisti - denuncia un genitore -. E comunque non si sa ancora nulla». Fra gli amministratori si era anche ragionato sul rilancio dell’asilo con azzeramento dell’organico e un finanziamento più corposo. L’azzeramento però non c’è stato, ma le risorse sono state incrementate a fronte dell’attivazione della sezione 0-2 anni. 

Francesco Gazzuola

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