Ferrara, Mascellani condannato a 7 anni per il crac Magazzini Darsena
La sentenza del Tribunale di Ferrara per il fallimento della galassia di aziende creata dall’imprenditore
Ferrara Il Tribunale di Ferrara ha condannato l’imprenditore Roberto Mascellani a 7 anni di reclusione per il crac del suo impero legato a Magazzini Darsena.
Il pubblico ministero Stefano Longhi aveva chiesto per lui una condanna a 9 anni per le bancarotte delle società da lui create e amministrate e che portarono a un “buco” di circa 30 milioni di euro: Magazzini Darsena, Partxco (ex Sinteco) e delle più piccole Cir Costruzioni e Sinteco Real Estate.
L’imputato è stato assolto per uno dei capi di imputazione e dovrà risarcire il danno, ma non è stata disposta una provvisionale mentre il tribunale ha disposto la confisca dei beni in sequestro.
Mascellani (assistito dagli avvocati Gian Luigi Pieraccini e Andrea Zarbo) non era presente al momento della lettura del dispositivo della sentenza, ma prima che i giudici si ritirassero per la decisione aveva letto delle dichiarazioni spontanee in sede di repliche. Sei pagine scritte a computer nelle quali l’ingegnere ha ribadito la propria innocenza, di non essersi personalmente arricchito e l’assenza di qualsiasi intenzione illecita, ritenendo di essere oggetto di un processo “ad personam” nel quale avrebbe dovuto avere almeno come coimputati le persone che gestirono insieme a lui il suo impero. «Sono consapevole di essere stato un imprenditore molto invidiato e osteggiato per via del successo delle mie iniziative imprenditoriali e delle mie vittorie nel mondo dello sport - ha detto Mascellani riferendosi ai fasti del Basket Kleb da lui presieduto – e ricordo in proposito di avere subito pesanti minacce (apposizioni di animali morti davanti ai miei uffici e all’ingresso della Procura in via Mentessi) da parte di persone rimaste ignote; così come sono consapevole di avere adottato talvolta decisioni sbagliate. Di certo, mai ho agito con l’intento descritto dal pm nella sua requisitoria». Mascellani ha fatto anche un collegamento con l’indagine Carife bis, per la quale la Procura aveva chiesto e ottenuto l’archiviazione, ritenendo applicabili gli stessi principi alla sua condotta.
