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L’inchiesta

Embrioni a Lagosanto, l’Asl risponde alla Cgil: «Sempre agito con trasparenza»

Daniele Oppo

	Biologa estrae da un contenitore di azoto liquido embrioni congelati (foto archivio)
Biologa estrae da un contenitore di azoto liquido embrioni congelati (foto archivio)

Il procedimento disciplinare alla ginecologa finisce in Procura

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Lagosanto «L’Azienda Usl asserisce con fermezza che le proprie azioni sono sempre state svolte, e lo saranno sempre in futuro, nell’ambito della correttezza relazionale e normativa, sia nei confronti dei pazienti che dei propri dipendenti o collaboratori». Così l’Asl replica alla nota allarmata e preoccupata con la quale la Fp-Cgil aveva ieri dato notizia dell’avvio di un pesante procedimento disciplinare a carico della ginecologa che aveva effettuato le segnalazioni delle presunte anomalie verificatesi nel Centro di procreazione medicalmente assistita dell’ospedale del Delta di Lagosanto.

«La situazione portata all’onore delle cronache da Fp-Cgil – afferma l’Asl di Ferrara in una nota – è emersa nell’ambito degli accertamenti che l’azienda ha effettuato al fine di fornire agli organi inquirenti tutti gli atti e i documenti richiesti, nella massima collaborazione con l’autorità giudiziaria. Sono così emersi fatti di elevata gravità (in parte elencati e dettagliati negli articoli di stampa – accessi non legittimi al sistema informatico, manipolazione delle cartelle cliniche delle pazienti), per cui era necessario procedere alla segnalazione all’Ufficio disciplinare aziendale. L’Azienda, nella massima trasparenza e correttezza delle procedure, ha sempre tenuto informata l’autorità giudiziaria delle proprie azioni, nella consapevolezza di non poter non condividere le nuove informazioni e i fatti emersi nell’ipotesi che potessero essere utili a fini probatori per l’indagine penale in corso. Questa relazione con l’Autorità giudiziaria garantisce a tutti i coinvolti che il procedimento disciplinare si sta svolgendo nella massima trasparenza, tracciabilità dei processi, rispetto delle garanzie di legge, proprio come auspicato da Fp Cgil. Inoltre, Fp Cgil che sta tutelando la dipendente e che ha avuto accesso a tutti gli atti relativa alla vicenda – conclude l’Asl –, ha già a disposizione gli elementi che dimostrano che le azioni dell’azienda non possono in alcun modo essere inquadrate come ritorsione né diretta né indiretta, nel pieno rispetto dei principi europei di whistleblowing».

Da tutto ciò e da quanto La Nuova è riuscita ad apprendere, le contestazioni arrivano dopo che l’Azienda ha effettuato delle verifiche sul software gestionale FertiLab successive al sequestro del datatabase da parte della Procura (che ne ha fatto fare una copia forense, che ha cristallizzato la situazione a quella data). Da questi controlli interni sarebbero emersi accessi della dottoressa che l’Asl ritiene non legittimi e compilazioni di alcune schede delle pazienti che vengono considerate alla stregua di manomissioni con lo scopo, nella sostanza, di danneggiare il Centro.

Accuse alle quali la ginecologa risponderà giovedì prossimo davanti alla commissione disciplinare, con l’assistenza del sindacato e del suo avvocato. Intanto, l’indagine su omissioni, falsi, procurato aborto e impianti sbagliati di embrione procede, anche se con difficoltà. La richiesta di incidente probatorio avanzata da alcune difese – che aveva congelato gli accertamenti tecnici disposti dalla Procura – risulta essere stata rigettata dal giudice sia perché tardiva ma con anche rilievi di merito. 

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