Ferrara, l’allenatrice della Ginnastica Putinati respinge le accuse
L’avvocato di Livia Ghetti: «Offese e insulti non fanno parte delle sue modalità di insegnamento, non avrebbe alle spalle 40 anni di attività»
Ferrara Tutte respinte le accuse della procura federale della Fgi sui metodi utilizzati per allenare le giovani atlete della Ginnastica Putinati, che sarebbero consistiti in offese quali “stupide”, “cretine”, “deficienti”, “siete delle merde”, “teste di c…”, “non valete niente” e ancora “balene”, “ciccione”, “maiali” e anche violenze di tipo fisico.
La difesa di Livia Ghetti
«Livia Ghetti respinge ogni addebito, ritiene che non sia nella sua natura l’utilizzo di queste parole che le vengono attribuite né queste modalità d’insegnamento, altrimenti non avrebbe sulle spalle 40 anni di attività di quel livello, con ragazze arrivate in Nazionale e campionati di serie A vinti». A parlare è l’avvocato Elisabetta Marchetti, legale rappresentante della storica istruttrice di ginnastica ritmica ferrarese, prim’ancora atleta di vaglia e poi tra le più richieste allenatrici nel panorama nazionale.
Per i più distratti o meno avvezzi alla disciplina, ricordiamo che Alessia Maurelli, capitana delle Farfalle, ossia della Nazionale italiana che ha vinto tutto a livello globale e ha chiuso il proprio ciclo con le medaglie di bronzo a Tokyo 2020 e a Parigi 2024, è uscita dalla scuola della Ghetti, come la sua compagna di tante vittorie e della rassegna a cinque cerchi giapponese Martina Santandrea. Insomma, parliamo del top assoluto sul suolo italico, che ha poi condotto ai vertici mondiali.
Ma torniamo all’avvocato Marchetti: «Il tribunale federale – spiega – sta procedendo con il capo d’incolpazione disciplinare, si tratta di tutte le accuse che sono evidenziate nella sentenza di patteggiamento della società per cui Livia Ghetti insegna».
La legale è restia a entrare nel merito, visto che il dibattimento non è ancora iniziato, però un paio di considerazioni sul clima in cui sono maturate queste accuse non ce le nega: «Rivalsa di chi non è stata portata al top? Metodi d’insegnamento inappropriati? Diciamo pure che tanti atleti solo con una certa disciplina e rigore sono stati condotti e aiutati dai loro allenatori a raggiungere certi risultati, indirizzando e valorizzando il loro talento. Nello sport come nella scuola, quando non si arriva a raggiungere certi risultati, si contesta e si dà la colpa a qualcun altro».
Adesso il procedimento è ancora nella sua fase istruttoria e alla difesa è stato concesso circa un mese di tempo per prepararsi e presentare i propri testi: «Il tribunale federale – spiega ancora Marchetti – ha solo 90 giorni per emettere sentenza: avremmo dovuto iniziare la settimana entrante, invece si va a metà marzo per le testimonianze. Livia è serena, perché consapevole di non aver utilizzato terminologie che le vengono attribuite, né adottato tecniche manipolative in tutti questi anni d’insegnamento».
La questione è anche più delicata di quanto possa apparite a prima vista: «Ci sono atlete giovani che vengono mandate a Ferrara per allenarsi con lei e Livia si è sempre preoccupata di accoglierle, accompagnarle a scuola e a casa, sono ragazzine di 14 o 15 anni che arrivano dalla Lombardia o altre province limitrofe (il Modenese, ndr): se ci fossero stati dei problemi in questi anni sarebbero emersi. Invece, siamo venuti a sapere di questo procedimento disciplinare nel dicembre del 2025 e le contestazioni riguardano il periodo dal 2022 al 2025: c’è una sovrapposizione con il procedimento alla Maccarani (l’ex direttrice tecnica della Nazionale, ndr). Poi, senza fare nomi, qualcuna che qui a Ferrara non è stata inserita nel percorso che si attendeva o a cui aspirava, prima se n’è andata e poi, a distanza di tempo, è arrivata la denuncia alla procura federale. Se in 40 anni Ghetti non ha avuto un problema...».
Il clima di queste ore è cupo e triste: «Dispiace a lei – chiude la legale di Livia Ghetti –, ma dispiace anche per le ragazze che gravitano attorno alla società».
Non è la polisportiva
A questo proposito è necessaria una precisazione: la Ginnastica Estense Otello Putinati non fa più parte dell’omonima polisportiva guidata da Andrea De Vivo: «È già da qualche anno – spiega il massimo dirigente – che hanno costituito la loro associazione sportiva autonoma. Più che da presidente della Putinati, sulla vicenda posso dire qualcosa da laureato in scienze motorie con una tesi sull’anoressia sportiva. Abbiamo rilevato che in alcune discipline si tende a estremizzare l’aspetto fisico e bisogna educare gli allenatori a non farlo. Poi, Livia la conosciamo tutti e sappiamo qual è il suo percorso, lontano dalle accuse che le vengono mosse. Quando c’è un problema serio è giusto indagare e punire, ma poi c’è un filo sottile fra quello che è lecito e quello che non lo è, questo limite è stato spostato molto da chi non frequenta l’ambiente sportivo».
La società
Restiamo alla società e all’avvocato Vincenzo Bellitti, che era presidente della Ginnastica Estense Otello Putinati negli anni a cui si riferiscono le contestazioni, «anche se non forse per l’intero periodo». E Bellitti sottolinea che «non è stata condannata la Putinati per le condotte contestate a Livia. La società ha patteggiato per una mancanza puramente amministrativa. L’associazione sportiva ha preferito patteggiare su questo aspetto una sanzione amministrativa, per evitare che si potesse verificare una situazione di disagio alle ragazze e ne potesse essere compromesso il loro percorso agonistico. Per altro – chiosa il legale –, la contestazione all’associazione sportiva è assai limitata».
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