Ferrara, sindaco Fabbri denunciato per intimidazione: la Digos chiama tre consiglieri
La Polizia ha già ascoltato tre consiglieri del Partito democratico dopo la denuncia depositata da Fabio Anselmo contro il sindaco
Ferrara “Chiunque usa violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario (...) per impedirne, in tutto o in parte, anche temporaneamente, o per turbarne comunque l’attività”. Recita così l’articolo 338 del codice penale, esattamente quello per cui Fabio Anselmo ha denunciato Alan Fabbri. L’indomani del consiglio comunale (ieri), la Digos ha voluto vederci chiaro e ha convocato in Questura alcuni consiglieri dell’opposizione, quelli vicini al banco in cui il sindaco ha lasciato il foglio con la notizia dell’arresto per droga del figlio di Anselmo, anno domini 2021. Un gesto che il consigliere ha letto come “un’intimidazione”, abbandonando di corsa l’aula per dirigersi negli uffici dell’autorità giudiziaria.
Dalla Digos e la ricostruzione dei fatti
È lì che ieri Enrico Segala, Matteo Proto e Davide Nanni del Partito democratico sono stati richiamati «per raccontare l’episodio in quanto persone informate dei fatti», proprio loro che per primi hanno visto l’accaduto, con il sindaco che nel lasciare l’aula ha appoggiato il foglio sui seggi dei consiglieri di minoranza. Quasi non considerato, all’inizio, ipotizzando fosse la risposta scritta al question time di qualche minuto prima presentato da Marzia Marchi (M5s) sul fuori strada del sindaco e dell’assessora Savini: «Non esiste alcuna correlazione accertata tra il sinistro e l’esito dell’alcoltest (tasso alcolemico rilevato a 1,5 g/l, ndr)» aveva detto Fabbri e che Savini «appariva in condizioni idonee alla guida».
Poi la lettura attenta del dispaccio, il passaggio del foglio da Proto a Segala, fino ad Anselmo. Dopo l’incidente – e in particolare per «la mancata prevenzione del rischio; il ritardo nella comunicazione pubblica della vicenda; la mancata assunzione piena di responsabilità politica e istituzionale» – l’avvocato e consigliere aveva invocato censura e dimissioni: una mozione dura, che aveva suscitato perplessità all’interno della stessa minoranza.
Fabbri ha reagito. «Anselmo ha chiesto come mai non mi fossi accorto che l’assessore non fosse in grado di guidare – si legge nel post del sindaco –. Quindi allo stesso modo è lecito chiedersi come mai lui, da padre, non si fosse mai accorto di avere un figlio con frequentazioni e comportamenti discutibili...». Infine: «Quando si decide di trasformare il dolore e le vicende personali in strumenti di lotta politica, bisognerebbe ricordarsi che quella lama può ferire chiunque».
Le reazioni
Due vicende che, secondo Fabbri, viaggiano sugli stessi binari di tipo privatistico mentre per Anselmo possono esserci rilievi di tipo penale ed ecco perché ha lasciato il Consiglio per recarsi alla Digos. Mentre gli investigatori conducono gli accertamenti sull’accaduto (saranno acquisiti anche i video e la videoregistrazione dei concitati minuti del Consiglio), sui social si animano le tifoserie e arrivano dichiarazioni di solidarietà per Anselmo («Chi riveste incarichi istituzionali ha il dovere di rispondere delle proprie responsabilità davanti alla città, non di utilizzare vicende personali e familiari altrui come strumento di delegittimazione», così Coalizione civica. «Emerge la difficoltà politica di un sindaco incapace di assumersi le proprie responsabilità e pronto a cercare altrove le colpe del proprio operato pur di difendere» ribadisce il Movimento 5 stelle), i gruppi consiliari di maggioranza battono un colpo dopo una lunga riflessione notturna. Dalla Lega, che deve ancora confrontarsi internamente, a Forza Italia, che in un resoconto della seduta si concentra sui risultati ottenuti «nonostante il clima non sereno. Siamo per la separazione tra pubblico e privato – aggiunge il partito forzista –. Lasciamo ad altri la politica del disfare a tutti i costi per trarre non si sa quale vantaggio». Parla di «rispetto e dialogo» Iolanda Madeo, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio, «principi più volte reclamati dall’opposizione, poi sono i primi a non rispettarli. Il sindaco ha tante responsabilità e sta cercando di elevare questa città: bisognerebbe riconoscere il peso e le fatiche che sta affrontando. Ognuno ha il proprio modo di agire e si può essere d’accordo o meno col gesto in sé, ma in questo periodo dall’opposizione hanno oltrepassato il limite e forse quest’azione vuol rappresentare il malumore e il rammarico subiti».
E mentre dalle minoranze parte l’idea di sollecitare una commissione sullo stato di avanzamento dei lavori finanziati dal Pnrr (delega in mano a Fabbri dopo le dimissioni di Savini), Ferrara si appresta a voltare pagina. E dimenticare (?).
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