Alan Fabbri tra i sindaci più apprezzati d’Italia, qual è il segreto del consenso
Lo certifica il Governance Poll 2026 de Il Sole 24 Ore: la filosofia del “Chiamami Alan” ancora premia. Il sindaco di Ferrara tra polemiche, crisi da gestire e Regione
Ferrara No, neppure i piccoli “scandali” dell’ultimo anno sono riusciti a scalfirlo. Diciamola meglio: a intaccare l’immagine che la città ha di lui. Persona e personaggio, che in mano ad avanguardisti della comunicazione si intrecciano e ne spingono il consenso. Senza la prima non ci sarebbe il secondo, naturalmente, e lo insegna bene quel manifesto elettorale che all’inizio del 2019 ha bussato alle porte dei ferraresi. “Piacere, chiamami Alan”. È tutto partito da là – con la spontaneità del sindaco senza cravatta e la più recente espressione del primus inter pares che ancora pagano – e mentre la sua amministrazione corre spedita verso il decimo anniversario, Fabbri guadagna un altro tassello di gradimento.
Il risultato
Una conferma, più che altro, che ne fa il 13º sindaco in Italia per consenso, il secondo in Emilia-Romagna. Perderà anche qualche centesimo rispetto all’anno passato (era arrivato al 59%, 9° nella Governance Poll), ma sul dato elettorale del 2024 – quel 57,9% che gli aveva permesso di essere riconfermato sindaco al primo turno – quest’anno cresce di 0,6 punti percentuali. «Il 58,5% in una città e in una regione che appartengono storicamente a un altro colore politico». D’altronde gli scrutini alle Regionali ed Europee – per dirne due – parlano chiaro e Fabbri sa di rappresentare un’anomalia in un capoluogo che appena può strizza l’occhio al centrosinistra – e questo la dice lunga sulla sezione locale. Ma solo quando si parla di questioni “da fuori le Mura” appunto, perché nel territorio comunale le preferenze girano attorno a lui, come certificato dal censimento annuale realizzato da Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore.
Consenso e polemiche
Non importa cosa accada. “Chiamami Alan” vince sempre. «I sondaggi sono stati effettuati dal 2 aprile al 26 giugno ed è un dato ancora più significativo se pensiamo a quante ne abbiamo lette in questi mesi – si legge sui suoi profili social –: dal Grattacielo (e le circa 500 persone sfollate, ndr) al fascismo dilagante (il recente Festival delle città identitarie a cui il Comune ha concesso 30mila euro, ndr), dalle polemiche sui concerti (per le quali resta aperto un contenzioso giudiziario con i residenti di piazza Ariostea, ndr), ai continui attacchi personali e alla mia vita privata». E il caso-caos Savini – tra fuori strada con l’auto, assessora positiva all’alcol test e foglietti in Consiglio comunale – è emblematico. “Mai un passo indietro”, nel consenso: «I cittadini continuano a toccare con mano i risultati concreti raggiunti. Sono felice di aver ottenuto questo gradimento dopo sette anni di governo». Anche perché solo un terzo dei colleghi sindaci guadagna punti.
L’arte della viralità
Fabbri ha conquistato conferme e incrementi nei luoghi e dagli schermi. Mettendo la faccia negli appuntamenti che potevano rappresentare l’anima della città e farne la storia – fosse lo sgombero del Grattacielo o un concerto da record –, tenendosi lontano da vicende partitiche spinose (neanche l’ombra per la resurrezione politica di Nicola Lodi) e da controversie che avrebbero rischiato di far cedere la roccaforte di “mi piace” sapientemente costruita nel tempo. Non una parola su Italo Balbo, nessuna posizione sulla cessione dell’Ars et Labor, per citare le ultime a livello cronologico. Non scivolare sulle polemiche – tranne i polveroni che conviene alzare –: anche così si prendono punti. Ed è un pregio, piaccia o meno. Infine, facendo dei canali digitali un perfetto canto delle sirene. «Ci aspettano ancora grandi cose da realizzare insieme» chiosa Fabbri. E intanto scruta il gradimento di de Pascale nell’altra classifica, perché il piano per conquistare la Regione – questa volta per davvero – non è poi così un miraggio.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
