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L’intervento

Ferrara Buskers Festival, Bottoni: «Quali alternative concrete al biglietto?»

Ferrara Buskers Festival, Bottoni: «Quali alternative concrete al biglietto?»

La presidente a rassegna finita: «Se vogliamo scoprire artisti ed essere un punto di riferimento bisogna investire»

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Ferrara Non si è fatta attendere la risposta di Rebecca Bottoni, presidente e direttrice artistica del Ferrara Buskers Festival. Dopo giorni di malumori, polemiche, musi lunghi e critiche, anche l’amministrazione comunale è intervenuta per dire che così la manifestazione non funziona

Bottoni, in un lungo intervento che riportiamo qui di seguito, ha parlato di amore per Ferrara, di storia, di legami e di rispetto. Ha detta di essere aperta al dialogo, a critiche costruttive e di essere pronta a ragionare sulla prossima edizione fin da subito. 

L’intervento

Il Ferrara Buskers Festival è una storia lunga 39 anni. Non è una passione di stagione, non è qualcosa che arriva, fa rumore per qualche giorno e poi se ne va. È una presenza che è rimasta, anno dopo anno, e che ha costruito nel tempo un legame profondo con la città. E di questo ne diamo atto anche al Comune di Ferrara, con cui c’è sempre stato un dialogo aperto e costruttivo. E forse, come tutti gli amori lunghi, anche questo ogni tanto può avere un momento di stanchezza, chiedendosi se ne valga ancora la pena, momenti in cui si fa più fatica e si vede soprattutto ciò che non funziona.

Poi però bisogna fermarsi un attimo e non pensare soltanto a com’era, ma a quanto è bello che ci sia ancora. Dopo 39 anni, il Ferrara Buskers Festival è ancora qui. E non è una cosa scontata. Come tutti gli amori che durano a lungo, ha bisogno di cura, attenzione, sacrifici e della voglia di continuare a scegliersi. Ma proprio per questo dà qualcosa che vale moltissimo: la certezza di esserci. Se oggi ci sono così tante critiche, discussioni e opinioni diverse, è anche perché c’è ancora tanto amore; quando qualcosa non ci interessa più, semplicemente smettiamo di parlarne. Il fatto che Ferrara discuta così tanto del suo festival significa che quel festival è ancora profondamente dentro la città.

Mi piacerebbe che anche le imprese del territorio potessero vedere questo non soltanto come un’occasione di visibilità, ma come un investimento in una storia che continua, in un patrimonio che appartiene a Ferrara e che può crescere ancora. E le risorse che il festival riesce a generare devono continuare a ricadere sul territorio, essere reinvestite e creare nuove opportunità per le attività locali. Non possiamo pensare che tutto questo possa essere finanziato soltanto dalla parte pubblica, che abbiamo sempre sentito come un partner imprescindibile: serve una città che faccia squadra: istituzioni, imprese, attività commerciali, associazioni di categoria e cittadini. Da ottobre abbiamo lavorato insieme alla città. Evidentemente dobbiamo fare ancora di più. E dobbiamo cominciare subito.

Vorrei anche poter dare continuità ai tanti ragazzi bravissimi che hanno lavorato nello staff, creando per loro opportunità di lavoro oltre l’evento. Anche questo, per me, significa investire su Ferrara. Ogni critica costruttiva è ben accetta. Le offese, un po’ meno. Vorrei ricordare, perché forse con il passare degli anni rischiamo di dimenticarla: il Ferrara Buskers Festival c’è sempre stato. Anche quando nelle piazze non si poteva semplicemente suonare. Abbiamo lottato perché la musica uscisse dai teatri, dai luoghi deputati allo spettacolo, e potesse incontrare le persone direttamente nelle strade e nelle piazze. Abbiamo creduto che da quell’incontro potesse nascere qualcosa di nuovo, un modo diverso di vivere la musica e la città.

Negli anni altri festival hanno iniziato a seguirci. E, lentamente, siamo riusciti a far diventare le piazze luoghi di spettacolo, di incontro e di cultura. Abbiamo contribuito a creare una libertà che oggi ci sembra scontata. E forse proprio per questo ci siamo dimenticati che, prima, non c’era. Ma quella libertà non viene certo messa in discussione da un biglietto. La libertà, semmai, rischia di essere impoverita quando non riconosciamo il valore di chi quella musica la fa. Dietro ogni musicista ci sono anni di studio, sacrificio, disciplina e dedizione. Suonare non è semplicemente avere una chitarra in mano: suonare è lavoro. È talento costruito nel tempo. Questo vale ancora di più per il musicista di strada, che troppo spesso viene considerato semplicemente come qualcuno che “basta che suoni”. No. Non basta che suoni.

Il valore del Ferrara Buskers Festival è anche quello di andare a cercare musicisti straordinari in ogni parte del mondo e portarli qui. Organizzare viaggi, tratte aeree che attraversano continenti, incrociare culture e linguaggi diversi, costruire un programma artistico capace di mettere insieme persone che altrimenti probabilmente non si incontrerebbero mai: è questo che rende il festival unico. Non confondiamo quindi la semplicità apparente della strada con la semplicità del lavoro che c’è dietro. Di una cosa sono certa, e ne ho anche le prove cartacee: gli artisti sono stati felicissimi di essere a Ferrara. E questo per noi è un termometro fondamentale. Perché senza gli artisti non esisterebbe il festival.

Se vogliamo continuare a scoprire artisti nuovi, portare culture diverse, mantenere alta la qualità e fare di Ferrara un punto di riferimento mondiale del busking, dobbiamo investire.

Quindi la domanda vera non è: “Siete favorevoli o contrari al biglietto?” La domanda è: quale alternativa concreta siamo capaci di costruire insieme per poterlo togliere?

Io sono apertissima a discuterne. Ma servono soluzioni, non palliativi. Ogni evento ha un costo, non cadiamo nell’equivoco che la musica sia sempre gratuita. Può esserlo quando si riescono a coprire i costi di un evento e si vuole fare un dono alla città. Negli ultimi anni questa cosa non è stata più possibile, a causa di molti costi che sono lievitati a doppia cifra percentuale. Le nostre scelte non sono state fatte a cuor leggero, non lo sono mai. Diciamo questo in maniera trasparente, così come lo sono i nostri bilanci, pubblicati e certificati.

Dopo 39 anni, io continuo a pensare che il Ferrara Buskers Festival possa avere ancora un futuro enorme e che la città di Ferrara possa essere vera protagonista Io amo la mia città. E vedere una città che fa squadra, che crede nel proprio festival e che lo sente davvero come una parte del proprio patrimonio, sarebbe per me la cosa più bella.

Rebecca Bottoni

Direttrice artistica Ferrara Buskers Festival

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