Ars et Labor, Carmine Parlato è l’allenatore del futuro: Ferrara vuole lui
Dal suo arrivo a febbraio, l’allenatore ha ricucito spogliatoio e ambiente. La Curva l’ha tributato e può essere colonna del progetto
Ferrara Partiamo dalla fine: una squadra, l’Ars et Labor, che sulla carta doveva stravincere il campionato, esce tra gli applausi nonostante abbia perso la corsa al titolo a vantaggio del Mezzolara. Merito di un gruppo che ad un certo punto ha svoltato, infilando una serie di risultati utili consecutivi invidiabile, ma che non aveva più il destino nelle proprie mani.
Da trascinatore a colonna
I meriti vanno certamente spartiti, ma la maggior parte sono da attribuire a mister Carmine Parlato, che ha concluso il campionato da imbattuto con 10 vittorie in 13 partite. Ne sono consapevoli fuori ma anche all’interno dello spogliatoio, dove ben prima dell’esonero di mister Di Benedetto si percepiva la necessità di cambiare aria. Sono gli stessi calciatori – per ultimo capitan Dall’Ara nel post partita di domenica – ad aver sottolineato come il tecnico campano sia stato bravo a ricompattare sia il gruppo che l’ambiente, portando la squadra e la città ad essere una cosa sola, di nuovo, come mancava da tempo. Ha conquistato fiducia con i risultati; rispetto con il lavoro. Nel giro di poche settimane è diventato la colonna portante di una squadra che sembrava essere preda dello sconforto; il volto in carne ed ossa di una società fin lì evanescente e in ritardo sulle decisioni – quella dell’avvicendamento su tutte. Un leader che Ferrara ha riconosciuto e, di conseguenza, omaggiato con uno striscione a fine partita, per aver trasmesso grinta, passione e umiltà.
Un epilogo insperato
Umiltà appunto, grande assente sotto la gestione Di Benedetto: in quei mesi l’accusa principale era legata all’incapacità dell’Ars et Labor – costruita già per essere grande ma pur sempre neonata – di calarsi nel campionato di Eccellenza. Ne derivò, a livello comunicativo soprattutto, un atteggiamento presuntuoso che non fece altro che allontanare la nuova Spal da Ferrara. Parlato ha preso ago e filo e ha saputo ricucire. Prima ci sono i playoff, naturalmente, ma in ottica futura sarà meglio evitare di farsi contagiare dalla frenesia che ha caratterizzato il passato spallino, fatto di scelte non oculate relative alla panchina. Il condottiero c’è e piace, dunque «avanti per portare questa città in un’altra categoria», per citarne le parole.
Testa ai playoff
La stagione non è ancora da considerarsi sprecata. Si è infatti attivato il piano B per la promozione e domenica l’Ars et Labor si approccerà ai playoff in quello che è il miglior momento della sua stagione. Guai abbassare la guardia perché, tra fase regionale e nazionale, ci sono sei partite a separare i biancazzurri dalla serie D. E il livello degli avversari andrà in crescendo: «Le prossime gare saranno molto delicate – avverte Parlato –. Rischiamo di pagare a caro prezzo il più piccolo errore. Ho piena fiducia nei miei calciatori: sono ragazzi responsabili». E capaci di farsi trovare pronti in ogni momento. La testimonianza viva è Prezzabile, ancora a segno. Il fatto che il centrocampista subentri e segni non fa più notizia, ma un gol da centrocampo a Ferrara non si vedeva dai tempi della serie A, quando Sergio Floccari s’inventò quella magia per fermare il Milan sul pareggio e regalare uno degli ultimi ricordi della Spal nella massima serie. Ma torniamo coi piedi per terra. Ora siamo in Eccellenza e il piano è di lasciarla il più in fretta possibile. La squadra c’è, tifoseria e ambiente anche. Testa ai playoff, il prossimo avversario si chiama Young Santarcangelo.
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